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	<title>Taliacotum.it &#187; Arte e Storia</title>
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		<title>Borjes e la storia minuscola</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 23:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovjaco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mala tempora currunt. L’inaugurazione del busto di Borjes nel centro di Tagliacozzo è un segno. Per di più, come manifestazione collegata alle celebrazioni dei 150 anni dall’Unità d’Italia, esprime una contraddizione talmente stridente che l’insofferenza viene per lo più sopraffatta dall’indifferenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/borjes-e-la-storia-minuscola.html"></a></div><p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2011/12/jborjes.jpg" rel="lightbox[2407]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2411" title="jborjes" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2011/12/jborjes-215x300.jpg" alt="jborjes 215x300 Borjes e la storia minuscola" width="215" height="300" /></a>Mala tempora currunt. L’inaugurazione del busto di Borjes nel centro di Tagliacozzo è un segno. Per di più, come manifestazione collegata alle celebrazioni dei 150 anni dall’Unità d’Italia, esprime una contraddizione talmente stridente che l’insofferenza viene per lo più sopraffatta dall’indifferenza.<br />
Ora, alcuni punti vanno messi in chiaro. Il Risorgimento non fu un movimento degno della lettera maiuscola. Fu molto diverso da quanto ci hanno tramandato una lettura semplificata della storia e la ricerca di miti fondativi da parte del Fascismo. Un regime totalitario ha bisogno di simboli e monumenti. In realtà, più che imprese ed eroi, ci furono molte ombre e ambiguità nelle storie di tutti i protagonisti: Mazzini e Garibaldi, Pio IX e i Savoia. Questi ultimi, va detto, molto meno “nobili” dei Borbone dal punto di vista morale e personale, come risulta dagli epigoni della dinastia che imperversano nel peggior gossip odierno.<span id="more-2407"></span><br />
Ma veniamo a cose serie: il Brigantaggio fu una reazione all’unificazione che aveva diverse matrici. Ci fu certo chi aveva creduto, o almeno sperato che con l’unità sarebbe arrivata anche una liberazione dal secolare malgoverno e un qualche miglioramento dal punto di vista sociale ed economico. Sul fuoco di questa delusione delle aspettative soffiarono i grandi latifondisti, i nobili della corte napoletana e l’alto clero per fomentare forme di resistenza che si voleva avessero intenti legittimisti borbonici. È la più classica delle “reazioni”, dopo quella vandeana. Quella che si scatenò in alcune contrade meridionali non fu altro che una guerra, o meglio una guerriglia civile. È normale che tutti i nemici presi e fucilati furono indicati dai Piemontesi come pericolosi malviventi. Ed è certo anche che se avessero prevalso i Borboni quelli sarebbero diventati martiri immolatisi nella resistenza contro “l’invasione dei massoni piemontesi” (così diceva mia nonna, ottocentesca papalina, rivelando perfettamente il punto di vista della sua parte).<br />
E veniamo al lato economico. Una vulgata recente, priva di ogni fondamento scientifico, vuole che il Meridione fosse molto ricco al momento dell’unificazione. Alcuni dicono addirittura “la regione più sviluppata d’Europa”, sconfinando nel ridicolo. A parte che la parola “sviluppo” meriterebbe un approfondimento che in queste poche battute non può essere neanche accennato. In ogni caso, anche qui è bene specificare che è vero che in quell’epoca c’erano nel Sud alcuni interessanti centri industriali. Ma è indiscutibile che, in generale, si era da tutti i punti di vista molto indietro rispetto a zone come l’Inghilterra (dove un secolo prima era nata la rivoluzione industriale), la Francia, il Belgio, la Svizzera. Non a caso, le aree cui si riversarono, a partire dalla fine del secolo, milioni di nostri emigranti. E sì perché va anche detto che il nuovo regno d’Italia, forse perché vittima del suo carattere profondamente conservatore e quindi timoroso degli sviluppi che avrebbero potuto avere politiche troppo avanzate, poco o nulla fece per cambiare la situazione socio-economica meridionale. Si limitò a estendere la legislazione liberista favorevole all’esportazioni dei prodotti serici piemontesi, lasciando le nascenti realtà industriali senza alcuna protezione e quindi condannandole all’emarginazione. La Destra Storica, per raggiungere il pareggio del bilancio del 1876 si accanì sui meno abbienti con pesanti imposizioni. Si alleò e appoggiò i grandi latifondisti, non modificando affatto la condizione di secolare subordinazione delle masse contadine. Capitali, risorse e lavoratori subirono un massiccio trasferimento verso Nord. Atteggiamenti che si ripetono puntualmente e ci portano fino ai nostri giorni.<br />
Un altro esempio: da quando l’Europa ha cominciato a unificare le sue politiche, il nostro Sud è stato insieme all’Irlanda la regione che ha ricevuto più fondi comunitari. La sua arretratezza però non è stata intaccata, in quanto i soldi non hanno fatto altro che alimentare i canali che da sempre reggono il consenso in maniera, ahimé, per certi versi ancora feudale. Dal barone, al mafioso, al notabile democristiano il passo è molto breve.<br />
Non c’è bisogno di scomodare il fior fiore degli storici per ribadire che la “questione meridionale” ha radici molto antiche, che giungono dall’alto medioevo, l’età dei Comuni al Centro-Nord e i Normanni e gli Arabi a Sud. Sarebbe assurdo attribuirla interamente alle colpe (che ci furono!) delle politiche o delle mancate politiche del nuovo Regno. Certo che non saremmo qui a discuterne ancora se in questi 150 anni si fosse fatto un millesimo di quanto hanno fatto i tedeschi per riassorbire e integrare in pochi anni ciò che restava della Germania Est.<br />
Quanto al fatto del busto di borjes, vorrei dire che si tratta di un episodio così secondario che non può neanche essere considerato indicatore della tradizionale tendenza reazionaria che serpeggia tra le nostre genti. Da Italiani, comunque orgogliosi di aver ereditato una Patria che ha riunite le nostre caratteristiche nazionali (scacciando anche l’iniquo viceregno spagnolo e il papa-re) possiamo prendere in prestito una frase: perdoniamoli, non sanno quel che fanno!</p>
Letture:2578<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=2407&type=feed" alt=" Borjes e la storia minuscola"  title="Borjes e la storia minuscola" />]]></content:encoded>
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		<title>Il volo sognato dei nostri figli</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 13:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovjaco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/il-volo-sognato-dei-nostri-figli.html"></a></div><p>Ancora niente grifoni. Sono passato di nuovo sotto le rocce del monte Aurunzo, vicino Petrella Liri, e non c’era nessun uccello in volo. Che pena! E dire che fino a qualche tempo fa se ne vedevano molti, oltre la dozzina, immancabilmente. Io, con la mia passione per la natura e gli animali, in particolare i rapaci, li avevo seguiti fin dall’inizio i nostri splendidi volatili, quando con un felice esperimento della Forestale furono reintrodotti alle pendici del monte Velino. Erano in una grande gabbia, dalla quale come bambini ai primi passi cominciarono a uscire e assaporare la libertà. Inizialmente restavano vincolati al cibo che gli portavano i forestali ma ben presto impararono a volare e rendersi autonomi. Una folta colonia di essi si spostò e, con un volo che per loro dev’essere breve e semplice, andarono a nidificare a Petrella, sulle faglie scoscese e inaccessibili appena sopra la “palestra di roccia” dove molti nostri amici arrampicatori andavano a esercitarsi. Fu una convivenza proficua e piacevole, con i grifoni che volteggiavano tranquilli attorno ai loro nidi e i ragazzi che godevano doppiamente della loro attività immersi in un simile contesto di natura selvaggia e pacifica al tempo stesso. Io ci andavo spesso, a trovare pace, poggiato a quelle rocce baciate dal sole e riparate dal vento, dove si gode di un clima piacevolissimo anche nelle giornate più fredde dell’inverno. E trasferivo la mia voglia di volare, con il pensiero e la fantasia, sulle ali di quegli enormi esemplari dai movimenti lenti e eleganti. Un’apertura alare che supera i due metri e mezzo. Un volteggio così pacato e lineare che da lontano si confonde con quello degli aerei. A volte, quando ero in vena di condividere quei miei piaceri, portavo con me qualcuno. Una volta persino un bambino, figlio di una cugina, che rimase sbalordito dall’ombra enorme di un grifone, avvicinatosi per portare cibo ai suoi piccoli nel nido proprio sopra le nostre teste. E, nonostante la mia mentalità di scapolotto di allora mi portasse mille miglia lontano, forse inconsapevolmente già pregustavo le prove generali del giorno in cui ci avrei portato un figlio mio, tutto mio. Infatti, lo scorso inverno ce l’avevo preparato, il mio piccolo Alessandro, nelle lunghe notti in cui l’eccesso di vivacità e curiosità per la vita che ha davanti gli impedivano (e ci impedivano) di dormire. Gli raccontavo favole, tra cui quella del grifone che rapisce il bambino, prendendolo per la collottola con i suoi artigli e lo porta con sé su nel cielo a volare. E così, dall’alto, il bambino poteva rivedere tutti i luoghi dove passava le giornate e salutare tutti i suoi amici. Passavano sopra il tennis, dove Donatellina, Simone e Alessandro “grande”  smettevano di giocare per guardarlo, e Romoletto gli urlava le sue raccomandazioni: “Alessa’, sta’ttente…”. E poi ai giardinetti a chiamare e salutare Bianca e Alice, Gloria e tanti altri bambini che giocano. E sopra la Piazza, dove Allegra e Adelaide stanno intorno alla fontana. E sopra casa, dove nonni e zii sono seduti in giardino con la mamma e la sorellina, con Fernando e Lorenzo. E tutti lo chiamano, esortandolo a fare attenzione, lassù in alto. Così, tra un saluto e l’altro, il pestifero si placava e si girava dall’altra parte del letto lasciando finalmente il sopravvento al suo e altrui sonno.<br />
Ora finalmente ci saremmo: Alessandro, verso i due anni e mezzo, ha cominciato a parlare e ha raggiunte le prime forme di consapevolezza. Quest’estate mi sono armato di zaino e bastoncini per portarlo su ai nidi dei grifoni. Una prima volta, senza risultati, ho pensato all’ironia della sorte che, dopo tanti anni di incontri fortunati, volava impedirmi di godere lo spettacolo al cospetto di mio figlio. Ci sono tornato: niente. Ho pensato a un cambiamento di orari, a uno spostamento dei nidi. Ora sono passato lì sotto in bici, senza Alessandro, e ancora una volta sono rimasto deluso nel constatare che quella moltitudine di uccelli non c’è più. È così, cari amici. Qualcuno parla di cacciatori e bocconi avvelenati: roba da matti!<br />
Fuor di metafora, se non ci impegniamo tutti e subito a fare qualcosa per le nostre bellezze paesaggistiche e naturali, il rischio più che concreto è quello di lasciare ai nostri figli un mondo senza futuro, senza le possenti ali dei grifoni su cui i nostri sogni hanno potuto volare fino ad oggi.</p>
Letture:8103<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=2365&type=feed" alt=" Il volo sognato dei nostri figli"  title="Il volo sognato dei nostri figli" />]]></content:encoded>
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		<title>Elogio degli anni &#8217;70</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 16:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovjaco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/elogio-degli-anni-70.html"></a></div><p>Tra le tracce degli ultimi esami di Stato trova spazio uno dei temi cari a un certo conservatorismo italiano: la visione nostalgica degli anni del “boom economico” e, di contraltare, la critica tout court dei successivi anni ’70. Si parla di “una specie di età dell’oro” che si sarebbe avuta nel trentennio che seguì la II guerra mondiale. Citazione del famoso storico Eric Hobsbawn, autore originale di teorie molto affascinanti, che qui vengono piegate con una certa forzatura a interessi di parte. È una larga approssimazione questa del supposto sviluppo che, guarda caso, in Italia va a coincidere proprio con l’epoca che precedette il movimento del ’68 e tutto ciò che ne seguì.<br />
Ora è indiscutibile che, in qualche modo, nel giro di pochi anni il nostro Paese (come Germania e Giappone, altri grandi sconfitti) fu in grado di risorgere dalle macerie e rilanciarsi nel ruolo di potenza economica mondiale. È però altrettanto vero che quello sviluppo, laddove si è registrato, è stato accompagnato da profonde contraddizioni e dilanianti elementi di squilibrio dal punto di vista economico, sociale e anche geografico.<br />
Penso al nostro Sud impoverito dall’emigrazione e dal (mal)governo; alle città e ai paesaggi violentati in maniera irreparabile dalla mancanza di strumenti e controlli che avrebbero dovuto regolamentare l’espansione che fu anzitutto urbanistica; agli alti profitti garantiti dalla compressione del costo del lavoro, in un clima di sfruttamento della manodopera del tutto simile a quello che si compie oggi ai danni degli extracomunitari; al degrado antropologico di pasoliniana memoria.<br />
Dunque, è indubbio che la ricostruzione e il boom ci furono dal punto di vista materiale e, per così dire, quantitativo; tuttavia, quello sviluppo non fu accompagnato da un corrispondente progresso (culturale, anzitutto) e ci furono imperdonabili carenze dal punto di vista qualitativo.<br />
E veniamo agli anni ’70. Certamente un periodo difficile, di crisi energetica, economica, occupazionale, con pesanti risvolti sociali esplosi in scontri anche violenti. Ma non si può negare che &#8211; come avviene in ciascuno di noi quando da situazioni di difficoltà tiriamo fuori forti stimoli alla creatività – da alcuni punti di vista furono anni davvero “formidabili”.<br />
Novità, sperimentazione, creatività, impegno, pervadevano ogni ambito della società. Il confronto politico tra i vari Moro e Berlinguer, Pannella e Almirante, nonostante la profonda diversità delle posizioni, era di livello oggi inimmaginabile. Nonostante l’ingessato partito cattolico fosse sempre invariabilmente al governo, è il tempo delle grandi conquiste nel campo dei diritti civili, delle sacrosante rivendicazioni del movimento femminista, delle riforme epocali nel campo del lavoro, della famiglia, dell’istruzione, di vari rami del diritto. Nascono i movimenti pacifisti e i primi germi di quelli ecologisti.<br />
Oltre che nelle fabbriche e nelle scuole, la contestazione non risparmia neppure le manifestazioni più esteriori (e solo apparentemente innocue) dell’autocelebrazione di una certa mentalità tradizionalista. Si mette in discussione tutto: le pellicce della prima della Scala di Milano vengono imbrattate, i concorsi di Miss Italia e l’effimera passerella vippaiola del festival di cinema di Venezia sono sospesi per tutto il decennio.<br />
Questioni non certo di primaria importanza, ma denotative di una tendenza più generale in atto. Come per la musica rock, in cui ci fu un proliferare di gruppi che, tutti più o meno nello stesso arco di tempo, diedero il meglio della loro produzione. Tra il ’72 e il ’73 Simon e Garfunkel tengono il mitico concerto all’Hide Park, i Deep Purple sono “in Japan”, John Lennon porta in tournee la sua “Imagine”, Lou Reed e i Velvet Underground pubblicano “Trasformer” con Andy Warrol, Neil Young spara la chitarra fulminante di “Like a Hurricane”, i King Crimson continuano a sperimentare con “Starless”, David Bowie nei panni di Ziggy Stardust porta in giro uno show dalle mille meraviglie, i Led Zeppelin sono in tournee con i brani del loro “IV” (Four), The Who producono “Quadrophenia”. C’è in giro, sui palcoscenici mondiali, un certo Frank Zappa.<br />
I Pink Floyd, i miei preferiti, tra il ‘70 e il ‘71 escono con Athom earth mother e Echoes, nel ‘73 sfoderano l’eccezionale “The dark side of the moon”, seguito da Wish you were here e Animals, per chiudere il decennio con The Wall. Anche i Genesis danno il meglio del repertorio nei primi anno ’70. Un gruppo secondario come i Supertramp tirano fuori un gioiellino come “Breakfast in America”.<br />
In Italia fioriscono tutti insieme Dalla, De Gregori, Guccini, De Andrè e un’intera galassia di cantautori. Le canzoni d’amore sono appannaggio di Battisti e Baglioni. Venditti produce ancora roba di livello. In un quartiere culturalmente sonnolento di Roma spunta un artista d’avanguardia come Rino Gaetano. Anche a Sanremo danno spazio a questi fenomeni emergenti (come con Battiato), qualificando per qualche tempo l’offerta musicale.<br />
Nel decennio successivo si scende da Brian Eno a Brian Ferry, dai Genesis di Peter Gabriel a quelli smielati di Phil Collins, i Police si riducono a Sting, dai Pink Floyd si passa ai Pink Project, per poi in anni più recenti fermarsi a Pink. Nascono la discomusic e le electric “light” orchestre, i fenomeni di massa sono gli idoli per ragazzine come Spandau Ballet, Madonne e Michael Jackson. Tutti e tutto all’insegna del disimpegno e della leggerezza, oltre che del facile guadagno. In Italia le hit parade sono dominate da Cecchetto e Heather Parisi. È come se oggi dalle frequenze di Radiorock si passa a Antenna 1 o, peggio, a Suby, la versione light (!) di Radio Subasio.<br />
Altro fenomeno di costume, che proprio negli anni ‘70 amplia definitivamente la sua popolarità fino ad arrivare a tutte le classi sociali, è lo sport. Sembrerà strano ma fino ad allora la passione per il calcio, ad esempio, era riservata alla piccola e media borghesia, con un certo livello di istruzione. Le grandi masse contadine e operaie erano ancora troppo prese dalla lotta quotidiana contro la schiavitù del bisogno, non potevano perder tempo a occuparsi di simili sciocchezze.<br />
Personalmente, resto legatissimo alle sfide tra l’Olanda di Cruijff e la Germania di Beckenbauer; al mio Torino di Pulici e Graziani, capace di vincere quello che era il campionato “più bello del mondo”; all’Italia che nel ’78 in Argentina giocò, secondo molti commentatori, il suo miglior calcio di sempre. Negli altri sport le vittorie di Panatta a Roma e Parigi portarono racchette e palline da tennis in tutte le strade, Mennea e Sara Simeoni stabilirono record duraturi, Gimondi era capace di sfidare l’immenso Merckx, Gustav Thoeni faceva sognare gli sciatori.<br />
Gli anni ’80 cominciano col primo scandalo di calcio-scommesse, poi arrivarono gli stranieri, gli sponsor, i diritti tv e tutto il giro miliardario che fagocitò ogni scampolo di spirito sportivo e alla fine ha ridotto tutto all’indecente farsa dei giorni nostri.<br />
Si andava al cinema, negli anni ’70, per sognare a occhi aperti tra nuvole di fumo. A Tagliacozzo, pensate, c’erano due sale, di cui una proponeva due diverse proiezioni al giorno: prima del film della sera c’era, di pomeriggio, uno spettacolo per bambini e ragazzi. Poteva essere un Disney o FrancoeCiccio, Bruce Lee o il Far west di Bud Spencer e Terence Hill (che delusione quando sapemmo che erano italiani e quelle esotiche avventure erano ambientate proprio sopra di noi, sulle montagne di Camporotondo!).<br />
Il cinema italiano non solo viveva ancora i riflessi della grande stagione neorealista, ma riusciva a produrre capolavori di risonanza internazionale con i vari Fellini, Monicelli, Sergio Leone. I film considerati comici, con interpreti come Mastroianni, Gassman, Tognazzi, Manfredi, erano infinitamente più profondi di un qualunque film “impegnato” dei nostri giorni. Dev’esserci qualche problema se Ettore Scola, che è sempre più o meno la stessa persona, negli anno ’70 è capace di regalarci perle come “C’eravamo tanto amati” o “Una giornata particolare” e oggi si ferma a filmare robetta come “Gente di Roma”. Se Coppola passa da “Apocalipse now” a “I ragazzi della 56.ma strada”. Non può essere solo una questione personale di invecchiamento: credo che fosse l’atmosfera generale e culturale che si respirava in quei tempi a ispirare autori e artisti.<br />
Al teatro c’era Eduardo de Filippo e la Rai (sì, la nostra televisione pubblica, prima che cominciasse ad abbassare la sua offerta livellandosi sugli standard “commerciali”) mandava in prima serata quelle eccezionali commedie.<br />
Io ero troppo piccolo per capire tutto quel che accadeva in quegli anni ’70. Eppure, in maniera quasi inconsapevole, mi nutrivo della ricchezza culturale che pervadeva tutti i campi. Tanto che fin da subito, quando arrivarono gli anni ’80 (che in realtà coincidevano con il tempo della mia presa di coscienza con il mondo), ero già abbastanza formato da capire che si trattava di “riflusso”. L’edonismo reaganiano, così lo chiamavano, le spinte liberiste nelle economie inglese, americana e poi in tutto il mondo, il ripiego nel privato e l’individualismo, la trasformazione del cittadino in consumatore, la leggerezza e l’ignoranza ostentate. Tutto ciò, come spesso avviene, in Italia assunse connotati parossistici e farseschi, con il dominio di quella mentalità craxiana che Berlusconi, perfetto figlio (nonché ispiratore) di quel clima in-culturale, ha voluto con le sue tv e il suo potere protrarre fino ai giorni nostri.<br />
In queste righe mi rendo conto di aver largheggiato in approssimazioni e semplificazioni: me lo posso permettere, trattandosi di sporadiche riflessioni senza pretese. Comunque, mi sembra evidente che sia ora di uscire dall’impasse: trent’anni devono esser stati abbastanza per superare la paura che i movimenti e le contestazioni avevano arrecata al nostro establishment. Noi siamo ancora a parlare di democristiani e comunisti, i socialisti sono ancora nei meandri del potere, in tv abitano sempre gli stessi, ospiti e presentatori che si alternano. Il mondo, intanto, è andato avanti.</p>
Letture:3476<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=2353&type=feed" alt=" Elogio degli anni 70"  title="Elogio degli anni 70" />]]></content:encoded>
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		<title>HCT: 1990 Ambiente e Progresso</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 07:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovjaco</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/hct-1990.html"></a></div><p style="text-align: justify;"><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/08/1990_vince_il_popolo.jpg" rel="lightbox[1942]"><img class="alignleft size-full wp-image-1943" title="1990_vince_il_popolo" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/08/1990_vince_il_popolo.jpg" alt="1990 vince il popolo HCT: 1990 Ambiente e Progresso" width="297" height="420" /></a>A partire dal 1990 posso raccontare le vicende della politica tagliacozzana facendo riferimento alla mia testimonianza diretta. Inutile dire che si tratterà di una visione più che mai parziale e personale. Appena conseguita la laurea mi dedicai ad un’attività che, dopo qualche mese, mi avrebbe portato all’impegno diretto nella vita politica: organizzai una serie di incontri per l’Università Verde dal titolo “Ecologia ‘90”. Con l’apporto di esperti dei vari settori e una larga partecipazione della cittadinanza, si discusse di argomenti di stretta attualità, come l’inquinamento delle risorse idriche, di questioni allora innovative, come il riciclaggio dei rifiuti o l’istituzione di parchi naturali, di rapporti tra ambiente e spiritualità. Da quell’esperienza nacque l’associazione ambientalista locale P.A.N. (protezione arte e natura), presieduta da Fabio Monaco, più tardi confluita nel W.W.F.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella primavera si svolgevano le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale. La Democrazia cristiana, uscendo da un quinquennio di amministrazione retta dal potente Franco Giovagnorio, contava su un inattaccabile blocco politico-sociale che arrivava a tributarle fino al 60-70 % dei suffragi. Con un gruppo di amici decidemmo di rispondere agli inviti al confronto dell’allora PCI di Remo Pascucci e Libero Liberati, cui va riconosciuto il merito di aver anticipato in sede locale quella che sarebbe poi stata la svolta della Bolognina: cercarono contatti all’esterno del partito per poi confluire in una lista civica. Infatti, dalle riunioni avviate al Camping Velino e proseguite nella sede della CGIL aperta da Reno Giovagnorio (all’epoca fervente comunista e acerrimo nemico del suo omonimo sindaco), nacque la lista “Ambiente e Progresso”. I candidati “ambientalisti” oltre a me, che feci da capolista, erano Sandro Antonelli, Bibbi Pietrosanti e Stefano Avagnano. I comunisti in lista erano limitati a tre: Remo Pascucci, Vincenzo Berardini (detto Baffone) e Pino Montelisciani. Considerati i tempi, non potemmo che ritenerci soddisfatti dei modesti risultati: ottenemmo due seggi in Consiglio, di fronte ai 14 democristiani, ai 3 socialisti e al socialdemocratico Vincenzo Casale. Come si palesò subito, già con la tribolata formazione della giunta e la scelta del Sindaco ( non eletto direttamente dal popolo), la DC era equamente divisa, in Consiglio come nel partito (retto prima dall’equilibrista Franco Di Giannantonio, più tardi da Mimmo Amicucci), tra la corrente dei gaspariani (anche detti ricottiani) di F.Giovagnorio e quella dei ricciutiani di G.Pendenza. Tra i primi vanno ricordati il fido Dino Rossi, Pippi Liberati, Tommaso Lucidi, il povero Silverio Fantauzzi; con Pendenza (discusso assessore all’urbanistica) c’erano Carlo Tellone, Quinto D’Andrea, il capogruppo Troiani e anche De Santis (detto Spallino) che in seguito cambiò più volte la sua posizione. La spaccatura, netta e insanabile, pregiudicò per anni l’esito di qualunque iniziativa: ogni tentativo di “fare” qualcosa per il paese doveva passare per la resa dei conti e i giochi di potere di quegli irriducibili contendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le maggioranze di volta in volta, di provvedimento in provvedimento, si reggevano sull’appoggio dei socialisti, dei quali Ornella D’Amario (per un certo periodo vice sindaco) propendeva per Giovagnorio (“quel galantuomo”, usava ripetere), Nello Maiolini era più vicino a Pendenza e Oscar Valente, nelle sue sporadiche partecipazioni, faceva da battitore libero. All’opposizione ero con Vincenzo Casale e Remo Pascucci, che a fine mandato, nel rispetto dei patti, si alternò con Sandro Antonelli. Tra le tante vicende di quegli anni, vorrei raccontarne almeno un paio. All’inizio dell’estate del ’90 fu inaugurato il palazzo comunale appena ristrutturato, con la nuova sala consiliare (per qualche anno uffici e riunioni erano stati spostati nel convento di S.Francesco). Per l’occasione si organizzò la visita di Antonio Gava (allora Ministro dell’Interno, in seguito incriminato per associazione camorristica), che andava presentando l’importante legge di riforma delle autonomie locali che porta il suo nome, appena varata. Fin dal mattino, dal balcone di casa dovemmo assistere alle esibizioni degli autisti delle due auto blu che aspettavano il suo elicottero sgommando sul prezioso manto erboso del nostro campo sportivo. All’arrivo, un rapido corteo, con gli uomini della scorta in piedi sul fianco delle auto &#8211; sportello aperto, occhiali scuri e mano alla fondina sotto la giacca in mezzo ad una placida folla plaudente ai bordi della strada &#8211; lo condusse al chiostro di S.Francesco. Scoppola, sigarone e marcato accento napoletano, “Don Antonio”(come alcuni lo chiamarono) ricevette le riverenze della crema del potentato democristiano marsicano dell’epoca, tutti in fila a cominciare da Ricciuti, che si esibì in un ossequioso inchino al limite del baciamano. Per meglio spiegare il clima politico locale di quel periodo, vale la pena menzionare una tipica manovra extraconsiliare che si sviluppò nella primavera del ’94: tutta una serie di incontri ebbero luogo nell’allora sede del Psi in via dell’Oriente (presso i locali del caro Erminio Donzelli, a quell’epoca segretario del partito), cui eravamo invitati noi esponenti dell’opposizione. L’obiettivo, che venne man mano svelandosi, era di formare un gruppo trasversale formato dai sette gaspariani (o ricottiani) più la D’Amario che, con l’aggiunta di noi tre, avrebbe dato vita ad una maggioranza di undici che, in un consiglio di venti membri, avrebbe potuto mettere da parte la fazione indigesta della Dc. A sponsorizzare l’operazione, più di qualcuno subodorava che ci fosse l’eterno asse tra la parte della Dc facente capo alla famiglia dell’imprenditore Salciccia e la parte migliorista del vecchio Pci, da sempre inclini al “compromesso storico”. Nel disappunto di Libero Liberati, la vicenda s’impantanò quando io mi dissi d’accordo su tutto, a patto che il sindaco della nuova amministrazione fosse Vincenzo Casale (fu la prima volta che la sua candidatura venne avanzata in una riunione semi-ufficiale). Ovviamente, per loro, la permanenza in carica di Giovagnorio era una condizione imprescindibile. Senza ambizione di completezza, vi propongo le più importanti iniziative finanziate dall’amministrazione dell’epoca che, senza un ordine né logico, né cronologico, mi tornano alla mente:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/08/Garufi002.jpg" rel="lightbox[1942]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1944" title="Garufi002" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/08/Garufi002-150x150.jpg" alt="Garufi002 150x150 HCT: 1990 Ambiente e Progresso" width="150" height="150" /></a>- essendo Gaspari Ministro della Protezione civile, in varie zone del territorio comunale (sia nel capoluogo che nelle frazioni) fu dichiarato lo stato di emergenza per la caduta di massi rocciosi. Per i lavori più corposi, sotto la Civita, (importo 7 miliardi) ci fu addirittura un’ordinanza di evacuazione per gli abitanti delle case sottostanti. Da allora, tra l’altro, è stata interdetta quella zona che costituiva un’importante palestra di free climbing per ragazzi di Tagliacozzo e di altri contesti (è lì che Toto Capassi e il suo gruppo, qualche anno prima della scalata dell’Himalaia, batterono i primi spit).</p>
<p style="text-align: justify;">- Fu rifatta la pavimentazione di Piazza Obelisco; questo e molti altri incarichi di progettazione e direzione dei lavori furono affidati all’arch. Edoardo Compagnone.</p>
<p style="text-align: justify;">- Con pessimi risultati, l’impresa Torrelli di Celano eseguì i lavori di rifacimento del manto erboso del campo sportivo. Soltanto il lavoro, la dedizione e i sacrifici di singoli cittadini legati alle sorti della società sportiva poterono, dopo anni, porre rimedio a quei danni e ripristinare lo splendore del prato così come possiamo ammirarlo oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">- Su iniziativa di un gruppo di persone, tra cui l’ex vice sindaco Pierluigi Di Stefano e l’imprenditore Emilio Salciccia, si progettò ed avviò la costruzione dell’ippodromo (importo 6 miliardi).</p>
<p style="text-align: justify;">- Si progettò e finanziò il nuovo centro sportivo del bivio di S.Donato, tuttora incompiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">- Gli ing. Paolo Casale e Franco di Giannantonio progettarono un campeggio della zona della discarica (!); i lavori furono iniziati e in seguito abbandonati.</p>
<p style="text-align: justify;">- I lavori nel teatro comunale subirono una serie infinita di “stop and go” (fu operata una discussa ritinteggiatura scelta dall’assessore Liberati); alla morte dell’ing. Ippoliti, l’incarico professionale fu ereditato dalla moglie.</p>
<p style="text-align: justify;">- Si progettò e lavorò alla costruzione di un nucleo industriale fuori città.</p>
<p style="text-align: justify;">- Per iniziativa dell’assessore De Santis e di un gruppo di sostenitori confluiti in un’associazione, il “Festival di mezza estate” subì un significativo consolidamento, pur tra polemiche e fondate proposte di riforma.</p>
<p style="text-align: justify;">In attesa di interventi e contributi che possano integrare (o correggere) quanto sopra riportato, vi do appuntamento alla prossima puntata.</p>
Letture:6423<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=1942&type=feed" alt=" HCT: 1990 Ambiente e Progresso"  title="HCT: 1990 Ambiente e Progresso" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Ordine di Malta a Tagliacozzo</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 12:57:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/lordine-di-malta-a-tagliacozzo-2.html"></a></div><p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/cavalieri-di-malta.jpg" rel="lightbox[1934]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1935" title="cavalieri di malta" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/cavalieri-di-malta-247x300.jpg" alt="cavalieri di malta 247x300 LOrdine di Malta a Tagliacozzo" width="247" height="300" /></a>Il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM) è nato a Gerusalemme nel 1099 presso l’Ospedale dei pellegrini di S. Giovanni. I frati Ospedalieri si occupavano dell’assistenza ai pellegrini in Terra Santa. Subito dopo, a causa delle Crociate, assunsero anche la veste di Cavalieri (nel senso di combattenti militari). Da allora l’Ordine si distinse per la dedizione ai poveri malati e per la difesa della Fede Cristiana (il suo motto è tutt’oggi “tuitio fidei et obsequium pauperum”). Regnò per lungo tempo sui territori occupati della Terra Santa, poi su Cipro, Rodi (1308-1522) ed infine su Malta, concessa nel 1530 da Carlo V come feudo “nobile e franco”, che nel 1798 fu occupata dalle forze di Napoleone Bonaparte senza combattere poiché i Cavalieri di Malta ebbero da sempre come precetto quello di non combattere mai contro fratelli Cristiani (quel giorno, infatti, dispiegarono tutte le difese, risultate sempre inespugnabili per gli arabi, ma non spararono neppure un colpo di cannone!). Successivamente, attraverso varie vicissitudini, l’Ordine si stabilì dove tutt’oggi risiede e cioè in Roma. Qui possiede vari palazzi, e soprattutto Villa Malta sull’Aventino, dichiarati extraterritoriali e sui quali esercita la sua Sovranità con a capo il Principe e Gran Maestro dell’Ordine. Ha ambasciatori in moltissimi stati esteri (compresa l’Italia) e presenta un suo rappresentante presso l’ONU. Attualmente, venuta meno la necessità militare, si occupa del supporto sanitario soprattutto a paesi del terzo mondo od oppressi da guerre (nei quali è presente con varie missioni ed Ospedali), ma è presente anche nei paesi sviluppati con vari presidi sanitari (es. in Roma – Ospedale S. Giovanni dei cavalieri di Malta).</p>
<p>L’Ordine di Malta fu presente in Tagliacozzo per lo meno dall’inizio del XV sec., infatti il Paoluzzi (1) riferisce che il 10 settembre 1407 ci fu una donazione “…fatta da Giacomo Orsini, conte di Tagliacozzo… che accrebbero la già cospicua dotazione dell’Ospedale S. Giovanni Battista detto in Ponte” e aggiunge poi che nel 1409 “…Raffaele Orsini era precettore dell’Ospedale di S. Giovanni Gerosolimitano del Ponte di Tagliacozzo…” e “…che la Casa o Commenda dei Cavalieri Gerosolimitani, detti poi di Rodi e di Malta, in Tagliacozzo era tra le più importanti perché vi era anche il Cavaliere Maestro o Precettore”. Presso lo stesso luogo (il Ponte) vi fu anche edificata una chiesa dell’Ordine dedicata appunto a S. Giovanni. Dice infatti il Gattinara (2) che fu Roberto Orsini, Conte di Tagliacozzo, che “…edificò…una chiesa rurale, oggi totalmente distrutta.” Essa sorgeva presso l’attuale salita che esiste alla fine del lungo rettilineo che percorre la Tiburtina Valeria all’uscita da Tagliacozzo in direzione Avezzano ( “… la breve salita del ponte…” ). La chiesa veniva volgarmente chiamata “… S. Giovanni spallato, e nell’architrave della porta si leggeva: RUBERTUS URSINUS MILES, TALEACOTII ET ALBAE COMES, ARMORUM CAPITANEUS. IN HONOREM SANCTI JOANNIS BAPTISTAE FIERI FECIT ANNO DNI MCCCCXXV, IV SEPTEMBRIS, INDICTIONE VIII.”(3). Lo stesso autore sostiene che l’Orsini dotò la Commenda anche di molte terre dalle le quali l’Ordine percepì rendite fino al 1870 allorquando furono vendute dal “… Balì Alessandro Borgia, rappresentato con procura legale dai Commendatori Angelo Maria Gagliardi ed Alfonso di Cotignac.”<a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/cavalierimalta.jpg" rel="lightbox[1934]"><img class="alignright size-medium wp-image-1936" title="cavalierimalta" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/cavalierimalta-274x300.jpg" alt="cavalierimalta 274x300 LOrdine di Malta a Tagliacozzo" width="274" height="300" /></a></p>
<p>Certamente la Commenda ebbe molti Cavalieri in Tagliacozzo, derivanti dalle varie Famiglie nobili e notabili della città (alcuni stemmi ancora presenti nelle chiese o sui portali delle case portano la Croce di Malta nella loro parte superiore – capo-). Essi continuarono la vocazione dell’Ordine che è quella dell’assistenza ai pellegrini ed agli ammalati tramite l’opera del piccolo Ospedale realizzato presso “il Ponte”, attiguo alla Chiesa. Unica memoria, comunque, della Commenda dell’Ordine di Malta è rappresentata dal portale ogivale della Chiesa della S.S. Annunziata che lì fu riutilizzato, portato dalla già citata Chiesa di S. Giovanni “spallato” (nel riccio del capitello di una delle colonnette di destra si può notare tutt’ora lo stemma Orsini).</p>
<p>Nel 1997, grazie soprattutto alla caparbia e meritoria iniziativa del compianto Generale Carlo Blasetti (Cavaliere dell’Ordine), si costituì di nuovo la Delegazione di Abruzzo e Molise dell’Ordine di Malta con sede in L’Aquila ma con radici storiche in Tagliacozzo, sancite dalla ormai tradizionale cerimonia di luglio presso la Chiesa di S Giovanni decollato (detta della Misericordia) nella Piazza dell’Obelisco di Tagliacozzo alla quale partecipano, insieme a quelli tagliacozzani, tutti i Cavalieri di Abruzzo e Molise.</p>
<p>L’attuale Delegato è il Duca Franceso Rivera, Cavaliere di Onore e Devozione in Obbedienza.<a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/Caravaggio__Portrait_of_a_Knight_of_Malta.jpg" rel="lightbox[1934]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1937" title="Caravaggio__Portrait_of_a_Knight_of_Malta" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/Caravaggio__Portrait_of_a_Knight_of_Malta.jpg" alt="Caravaggio  Portrait of a Knight of Malta LOrdine di Malta a Tagliacozzo" width="400" height="488" /></a></p>
<p>NOTE</p>
<p>1) A. Paoluzi, Storia di Tagliacozzo e del suo ducato, Ms. vol. III, 632 (presso bibl. Sant. M. SS. Oriente)</p>
<p>2) G. Gattinara, Stroria di Tagliacozzo, Città di Castello, tip. Lapi, 1894, 57</p>
<p>3) In realtà il Gattinara riferisce che non era conosciuto “il vero luogo” dove la chiesa fosse esistita. Anche il Paoluzi (o.c.) scrive che questa Chiesa doveva sorgere sotto il territorio del Santuario della Madonna dell’Oriente presso il casale Carretta “in luogo da noi non identificato della zona di Camminata oggi Cammerata, in comune di Tagliacozzo”.</p>
Letture:12606<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=1934&type=feed" alt=" LOrdine di Malta a Tagliacozzo"  title="LOrdine di Malta a Tagliacozzo" />]]></content:encoded>
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		<title>HCT: 1946 l&#8217;alba del nostro comune</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 16:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovjaco</dc:creator>
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1946 l&#8217;alba del nostro comune.
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/hct-1946-lalba-del-nostro-comune.html"></a></div><p><em>HISTORIA DEL CONCILIO TAGLIACOZZANO</em></p>
<h2><strong>1946 l&#8217;alba del nostro comune.</strong></h2>
<p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/repubb-1946.jpg" rel="lightbox[1903]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1905" title="repubb-1946" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/repubb-1946-300x300.jpg" alt="repubb 1946 300x300 HCT: 1946 lalba del nostro comune" width="300" height="300" /></a>L’alba della Repubblica, anzi del nostro Comune, giunse nella primavera del 1944, quando si organizzarono anche da noi i C.L.N., comitati di liberazione nazionale. Bisogna dire che Tagliacozzo aveva vissuto in maniera piuttosto marginale e indiretta il periodo della Resistenza. Il fascismo, forte degli stretti legami del podestà Domenico Amicucci con il fratello Ermanno, sottosegretario alle Corporazioni, aveva ben attecchito nella comunità locale, con un numero limitato di elementi di reale opposizione. Subito dopo l’armistizio, la mattina del 9 settembre il convoglio dei Savoia indecorosamente fuggitivi verso Ortona (da cui si sarebbero imbarcati per Brindisi lasciando mezza Italia nel caos più totale), passò per le vie del paese, davanti all’Alberone. Per tutti gli uomini, tra cui molti sbandati dell’ex esercito reale lasciati colpevolmente da Badoglio senza istruzioni operative, scattò presto il richiamo alle armi, con la pena di morte per i disertori prevista dal “bando Graziani” della repubblica di Salò. Molti si diedero alla macchia e di lì presto avviarono una collaborazione clandestina con le avanguardie delle forze alleate anglo-americane. Un gruppo piuttosto attivo si nascondeva tra le faggete di Marsia, dove venivano paracadutati uomini, mezzi, viveri e armi a sostegno della lotta partigiana.</p>
<p>In centro, una importante funzione di raccordo e coordinamento era svolta da Enea Liberati. La nostra cittadina fu graziata dalla guerra, così come lo era stata dal terremoto del ’15, specialmente se si fa il confronto con altre realtà, anche molto vicine, delle cui tragedie non potevano che arrivare tragici echi: soltanto per fare qualche esempio, l’adiacente frazione di Roccacerro, per la sua posizione rispetto al valico strategico di monte Bove, fu più volte bombardata e i terreni circostanti furono minati; di “sfollati” di Alfedena si erano riempite le nostre strade; Massa d’Albe, dove si era spostato il comando tedesco di Kesserling dopo essere stato a lungo nostro ospite, fu rasa al suolo, così come avvenne ad Avezzano. La maggior parte dei testimoni raccontano che gli occupanti tedeschi si comportarono piuttosto civilmente, rispettando sostanzialmente cose e persone. Gli episodi di violenza furono limitati: dicono che il vecchio Sciabbachella fu ucciso perché aveva reagito con un “saricchio” ad un soldato che voleva prendergli un maiale. Non si registrarono imprese spregiudicate come quelle messe in atto da don Beniamino Vitali, il prete comunista di Sante Marie. Grande clamore destarono le fucilazioni dei fratelli Durante (28 maggio 1944) e dei due ragazzi di Palestrina, giustiziati pubblicamente in via dell’Oriente. Molti testimoni dell’epoca conservano ancora oggi ben vivo il ricordo del carro che trasportava le casse contenenti le salme, lasciando una lunga striscia di sangue sulla strada che da largo del Popolo sale verso l’attuale ufficio postale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/scheda.jpg" rel="lightbox[1903]"><img class="size-full wp-image-1906 aligncenter" title="scheda" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/scheda.jpg" alt="scheda HCT: 1946 lalba del nostro comune" width="250" height="272" /></a></p>
<p>Di bombe ne caddero pochissime, in ogni caso fuori bersaglio, secondo alcuni perché, provenendo gli “spitfire” inglesi da occidente, l’abitato era riparato dalla montagna della Civita. Fatto sta che si parla di uno “spezzone” di bomba caduto sotto la pineta, un altro nei pressi di ponte Ferro, di qualche esplosione, in ogni caso mai più vicina del primo casello. La “Liberazione” consistette in un blindato e una jeep neozelandesi della VIII armata che, provenienti dalla valle del Liri, entrarono in piazza nel giugno del ’44. Immancabili gli episodi di giubilo “all’italiana” inscenati da ex fedelissimi e convintissimi fascisti, subito pronti ad esternare in modo anche violento la propria soddisfazione scagliandosi contro targhe e simboli del regime. Il maresciallo Gatti della locale caserma dei carabinieri rischiò il linciaggio della folla davanti al Comune. La profondità dell’animo tendenzialmente reazionario della maggior parte dei nostri concittadini sarebbe emersa palesemente di lì a poco, quando, in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno ’46, fu preferita di gran lunga la monarchia rispetto alla repubblica. Accadde da noi, come in gran parte del Meridione. Appena dopo la Liberazione erano stati costituiti i partiti politici: la prima sezione che nacque a Tagliacozzo fu quella del Pci. Il presidente del C.l.n. locale era Ugo Arduini, del Partito socialista. C’erano, tra gli altri, Benedetto Jacomini per la Democrazia cristiana, Francesco Novella ed Enea Liberati per il Partito comunista e Vittorio Bianchi per il Partito d’azione. Riuniti in casa Monsieur nominarono il primo sindaco della nostra storia: l’avvocato Ottorino Cubitosi. Il suo mandato fu molto breve: infuriavano le rivolte popolari legate alla crisi di rifornimento di grano per la panificazione, ormai bloccata da lungo tempo; colpito in pieno viso da un ceffone di una invasata contestatrice, tornò a casa e decise irrevocabilmente di dimettersi, nauseato da tanta volgarità. A questo punto l’avvocato Antonio Paoluzi, detto Totino, grazie alle sue conoscenze presso i comandi militari americani, riuscì a far giungere ben due “trucks” carichi di farina bianca, preziosissima per quei tempi. La sua popolarità andò alle stelle e i muri delle case furono invasi di scritte del tipo “Totino = pane”. Nel marzo 1946 si svolsero le prime elezioni amministrative dell’era democratica. Si presentarono tre formazioni: la Dc, con capolista il dott. Riccardo Di Cesare; la lista dell’avv. Giovanni Valentini, che riuniva Pci, Psi ed altri; il Fronte democratico marsicano, capeggiato da Totino Paoluzzi. A quest’ultimo andò la vittoria, suffragata da un larghissimo plebiscito. Per essere incoronato sindaco, l’avvocato scese trionfalmente dal paese vecchio su di un cavallo bianco, circondato da due ali di folla festante. Nel discorso di insediamento, chiese la parola l’avvocato Vincenzo Marini, eletto nelle file della Dc, per recitare una delle sue famose rime: “Gridemo tutti a più non pozzo / Viva jo sindaco, viva Tagliacozzo / Persone oneste, gente proba / Però ogni tanto manca un po’ de roba”. L’allusione ai carichi di farina scatenò un putiferio, con sedie e oggetti di ogni genere che volavano tra i banchi. Il 2 giugno di quello stesso anno, oltre che per il referendum istituzionale (vinto, come abbiamo detto, dalla monarchia sulla repubblica), si votava per i rappresentanti da inviare all’Assemblea Costituente con il compito di scrivere la nuova Costituzione: la maggioranza andò, neanche a dirlo, alla Democrazia Cristiana che si candidava all’eredità del passato regime. Come era, ora e sempre in secula seculorum.</p>
Letture:7360<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=1903&type=feed" alt=" HCT: 1946 lalba del nostro comune"  title="HCT: 1946 lalba del nostro comune" />]]></content:encoded>
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		<title>Storia della Piscina</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 13:07:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Villa Bella, Villa Paradiso, per noi era (e tuttora è) semplicemente la “Piscina”. Le altre non sono che simil-acquepiper delle Cannaine o acque per quattro papere della Piccola Svizzera.
Alla Piscina, quella vera, si andava a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/storia-della-piscina.html"></a></div><p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/foto49.jpg" rel="lightbox[1697]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1809" title="foto49" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/foto49-300x205.jpg" alt="foto49 300x205 Storia della Piscina" width="300" height="205" /></a>Villa Bella, Villa Paradiso, per noi era (e tuttora è) semplicemente la “Piscina”. Le altre non sono che simil-acquepiper delle Cannaine o acque per quattro papere della Piccola Svizzera.</p>
<p>Alla Piscina, quella vera, si andava a piedi, con ciabattelle e borsa a tracolla. Si poteva scegliere tra abbonamenti di diverse lunghezze, sperando nella clemenza della stagione. Superata la gentile Rosella alla cassa, toccava inabissarsi negli spogliatoi sotterranei. Tra le vasche facevano buona guardia diverse generazioni di fieri bagnini: Francesco Liberati, Riccardo Ronchetti, l’eterno Linuccio Pinori e, su di un piedistallo inarrivabile al di sopra di tutti (gli altri non me ne vorranno), l’impareggiabile Franco Casale, uno dei maggiori miti della tagliacozzanità. Torsi nudi, petti villosi e fare strafottente, i bellimbusti nostrani accoglievano le villeggianti nel più classico dei modi: con un’aria di divertita e divertente superiorità, da latin lover orgogliosi dei propri natali. Dolce vita tagliacozzana.</p>
<p>Nei saloni interni c’era il bar, che metteva a disposizione due tavoli da ping pong. Il juke box lanciava “Bellissima” e “Azzurro” e Giulietto batteva il ritmo con piede sapiente. Fuori c’era la pista di pattinaggio, buona anche per le serate musicali e danzanti. Sdraio e lettini erano disposti fin sopra le gradinate, da cui sembrava più vicina la pineta, quasi se ne potesse sentire il fresco e profumato respiro. Dalla parte di sotto, nel campo di tennis in terra rossa, si disputavano tornei serali di calcetto, dominati dai “farchetti” de ‘nsullatera trascinati da Vincenzino Valcareggi.</p>
<p>C’era la piscina dei piccoli e quella dei grandi, profondissima e gelatissima: l’acqua, captata direttamente dalla sorgente, cominciava a scaldarsi quando l’estate volgeva ormai al termine; al primo temporale di agosto le temperature si riabbassavano e toccava prepararci mentalmente alla interminabile stagione fredda.</p>
<p>I veri eroi si gettavano a pesce dal terzo trampolino: Pino Calimero, Armandino Ravioli e pochi altri. Fin qui arrivano, a ritroso, i miei ricordi, con un vaghissimo riecheggiamento di un colpo di pistola che interruppe bruscamente una serata affollata.</p>
<p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/L0953.jpg" rel="lightbox[1697]"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1810" title="L0953" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/07/L0953-300x215.jpg" alt="L0953 300x215 Storia della Piscina" width="300" height="215" /></a></p>
<p>Prima, mi dicono, la Piscina era gestita dalla GIL e dalla Società Sportiva del Tagliacozzo calcio. Tra gli anni sessanta e i settanta, il grande Middio Casale portò al massimo la gestione e l’organizzazione degli spettacoli serali. Anche successivamente, le annate migliori furono quelle comunque rette dalla famiglia dei “Ruscitti”. Il complesso era utilizzato anche al di fuori della stagione estiva, in occasione di feste e nei veglioni di Carnevale e Capodanno.</p>
<p>Alla fine degli anni Settanta cominciò l’inesorabile declino. Noi ragazzini scavalcavamo per andare a spippacchiare di nascosto i primi mozziconi di sigaretta o per giocare a pallone nel polverone della terra rossa. Ad un certo punto il campo da tennis fu asfaltato e nello spazio coperto fu costruita una palestra, che tuttavia ebbe vita breve. Fu la volta della disastrosa gestione diretta del Comune, con l’assessore al turismo Carlo De Santis, detto Spallino, che faticava a far lavorare le dipendenti. Più tardi toccò a Dino Rossi, Cervellini fu incaricato per alcuni lavori di sistemazione, ma il destino era ormai segnato: fu la chiusura.</p>
<p>Un colpo di coda si ebbe nel 1987. Con Marione e Bobbi Buzzelli organizzammo il primo torneo di pallavolo con squadre miste di ragazzi e ragazze. Lo spirito era assolutamente non agonistico, tanto che alla fine prevalse la nostra non irresistibile squadra degli “After Midnight”. Molti si presentavano in campo coperti da simpaticissime maschere collettive. Fu un gran divertimento e un grande successo di pubblico. La sera, dietro la fontanella, c’era la ressa attorno alla bacheca che riportava partite e classifiche: era l’occasione per il lancio di sfide e sfottò.</p>
<p>Nella giornata conclusiva organizzammo una caccia al tesoro per le vie del paese. L’ultima prova era una gara culinaria: la nostra ghiotta giuria si sedette ad assaggiare e giudicare i piatti su alla Piscina, alla pista di pattinaggio. Dopo cena ogni squadra inscenò un piccolo spettacolo e poi, con le musiche degli Occhiuzzi e di Casimiro e Scanna presentate dall’esordiente Alessandro Greco, ci fu la premiazione finale. Che serata memorabile!</p>
<p>Nello stesso periodo, sempre alla Piscina, i fratelli Poggi dell’albergo Marina organizzarono le “Tagliacozziadi”, una sorta di giochi senza frontiere locali con varie prove da disputare in acqua. Anche per loro il risultato fu eccellente.</p>
<p>Il torneo di pallavolo ebbe diverse riedizioni (famosa quella dominata dai “Demoliscion” Tommy e Fabbro), ma dopo qualche anno si spense, tra l’altro, per mancanza di autorizzazioni da parte del Comune.</p>
<p>Un’iniziativa che avrebbe potuto cambiare il corso delle cose fu quella che tentammo nei primi anni Novanta: in nove (oltre a noi tre della pallavolo, c’erano Baldi, Mauretto, Enzo Tolli, Tonino Novella, Danilo e Domenico Magnumegno per il bar) costituimmo la cooperativa “Villa Paradiso”, pronti a prendere in gestione tutto il complesso, ormai cadente, senza oneri per le casse pubbliche. Motivati da un vitale, giovanile entusiasmo, avevamo dei progetti straordinari: oltre alle vasche, volevamo riattivare il tennis con i corsi di Bobbi e Tonino, il calcetto con le illuminazioni, un locale per le serate, la palestra e lo spazio interno per eventi, convegni, concerti, spettacoli teatrali e manifestazioni culturali varie, una parete di roccia artificiale e così via. Oltre a noi, contavamo che già a partire dalla prima estate almeno una ventina di persone avrebbero potuto trovar lavoro a Tagliacozzo senza la necessità di trasferirsi altrove. Forse era troppo, visto che non eravamo allineati alle correnti democristiane dell’epoca, capeggiate da Franco Giovagnorio e Giampietro Pendenza. In effetti, dopo varie promesse e tanti scaricabarile, con un assurdo balletto tra Comune e Regione che fingevano di contendersi la proprietà di quel rudere, la questione si risolse in uno spreco di soldi e tempo. Ognuno di noi trovò un lavoro diverso e la Piscina continuò a degradare sotto i colpi sempre più violenti dei vandali. Non ci restava che continuare a scavalcare per giocare a calcetto, a pallavolo, a mini-tennis. Personalmente, non potrò mai dimenticare le sfide infinite con Luca Poggi.</p>
<p>Un’ultima, momentanea ripresa, si ebbe nel 1995: uno dei primi atti della nuova amministrazione retta da Vincenzo Casale fu la autorizzazione per lo svolgimento del torneo estivo organizzato dalla società di pallavolo di Gabriele Venturini, Emanuele Natz e Franco Santini. Con un folto gruppo di volontari, andammo a ripulire per l’ultima volta gli spazi dove si doveva svolgere la competizione. Sotto, nel vecchio campo da tennis, Francesco Basile con un suo socio avrebbero voluto dar vita ad un torneo di calcetto: dopo qualche tempo l’erba sintetica fu riallotolata e tutto…andò in fumo. Il torneo di pallavolo ebbe luogo, ma ormai la tradizione era spezzata e subito dopo il complesso di Villa Paradiso fu di nuovo, definitivamente condannato all’incuria.</p>
<p>Evviva, si inaugura l’ippodromo.</p>
<div>
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<form>
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<tbody>
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<td id="F5rw_cell" colspan="2" align="center"><span id="F5rw_span" style="font-size: 16px; font-weight: bold;">&#8220;Auto F5 reload window&#8221; options</span></td>
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<td id="F5rw_cell">Default timeout</td>
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<input id="F5rw_default_timeout" size="10" type="text" value="10:00" />*</td>
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<td id="F5rw_cell">Timeout for this page</td>
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<input id="F5rw_timeout" size="10" type="text" value="10:00" />*</td>
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<td id="F5rw_cell">Add random value to timeout between 0 and</td>
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<input id="F5rw_random" size="10" type="text" value="0" />*</td>
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<td id="F5rw_cell">Show and hide menu</td>
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<input id="F5rw_hotkey" maxlength="1" size="01" type="text" value="T" /></td>
</tr>
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<td id="F5rw_cell">Ignore everything after these symbols in URL(separate with spaces)</td>
<td id="F5rw_cell">
<input id="F5rw_separators" size="10" type="text" value="; ? #" /></td>
</tr>
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<td id="F5rw_cell">Include the separators in the URL saved</td>
<td id="F5rw_cell">
<input id="F5rw_separators_incl" checked="checked" type="checkbox" /></td>
</tr>
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<td id="F5rw_cell">Hide menu when clicking outside the menu</td>
<td id="F5rw_cell">
<input id="F5rw_autoclose" checked="checked" type="checkbox" /></td>
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<td id="F5rw_cell">Prolong timeout on mouseclicks or keyboard input</td>
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<input id="F5rw_click_extend" type="checkbox" /></td>
</tr>
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<td id="F5rw_cell">Reload all pages with default timeout, which has no timeout set</td>
<td id="F5rw_cell">
<input id="F5rw_refresh_all" type="checkbox" /></td>
</tr>
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<td id="F5rw_cell" style="font-size: 11px;" colspan="2">*Format examples: hh:mm:ss, h:m:ss, m:sss, s etc. like 1:20:30 oder 500 oder 3:100</td>
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<td id="F5rw_cell" colspan="2" align="center">
<input id="F5rw_ok" style="background-color: #ffffff;" type="button" value="OK" />
<input id="F5rw_cancel" style="background-color: #ffffff;" onclick="document.getElementById('F5rw_option_box').style.visibility='hidden';" type="reset" value="Cancel" />
<input id="F5rw_abort" style="background-color: #ffffff; color: #cc0000;" type="button" value="Abort reload" /></td>
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</div>
</div>
Letture:5224<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=1697&type=feed" alt=" Storia della Piscina"  title="Storia della Piscina" />]]></content:encoded>
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		<title>La vicenda del Trigambe (I)</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 18:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>deandrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cittadino]]></category>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quanto segue è il risultato di una ricerca svolta su un
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concittadini. La biografia del personaggio aveva già degli
spunti affascinanti, ma quanto si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/la-vicenda-del-trigambe-i.html"></a></div><p>Quanto segue è il risultato di una ricerca svolta su un</p>
<p>personaggio storico che Giuseppe Gattinara cita, nella</p>
<p>sua “Storia di Tagliacozzo”, tra i nostri illustri</p>
<p>concittadini. La biografia del personaggio aveva già degli</p>
<p>spunti affascinanti, ma quanto si è scritto su di lui,</p>
<p>sconfina quasi nell’incredibile! Come per Giovanni</p>
<p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/456px-Tagliacozzi_Portrait.jpg" rel="lightbox[1702]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1780" title="456px-Tagliacozzi_Portrait" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/456px-Tagliacozzi_Portrait-228x300.jpg" alt="456px Tagliacozzi Portrait 228x300 La vicenda del Trigambe (I)" width="228" height="300" /></a>Capoccio, anche intorno a questo personaggio si è</p>
<p>scatenata una lotta tra storici per stabilire quale città gli</p>
<p>abbia dato i natali. Una sfida forse meno nota, ma</p>
<p>sicuramente più ricca di colpi di scena!</p>
<p>Essendone venuto fuori uno scritto un po’ lunghetto, ho deciso</p>
<p>di dividerlo in tre parti.</p>
<p>La cattedra di un professore e la tomba di un “eretico”</p>
<p>Nella sua “Storia di Tagliacozzo” – e precisamente</p>
<p>nell’appendice dedicata ai tagliacozzani illustri – lo storico e</p>
<p>canonico Giuseppe Gattinara parla di un</p>
<p>prodigioso “medico dei miracoli”, di nome Gaspare</p>
<p>Trigambe, che “aveva la proprietà di rimettere la carne</p>
<p>del braccio ai nasi, alle labbra, agli orecchi consumati</p>
<p>dai cancri”, che “fu professore in Olanda e in Bologna”.</p>
<p>Per dare le giuste dimensioni al prestigio che il nostro antico</p>
<p>concittadino conquistò nell’ambito della storia della</p>
<p>medicina, Gattinara ricorda altresì che nell’ingresso</p>
<p>dell’archiginnasio della città di Bologna “si osservano due busti in marmo, uno è del fondatore S. Carlo Borromeo,</p>
<p>e l’altro del Trigambe”. Aggiunge infine che,</p>
<p>nella “sala anatomica, lavorata tutta in legno finalmente</p>
<p>intagliata, si eleva la sua statua con un naso in mano”(1).</p>
<p>Dunque tra i nostri compaesani illustri c’è anche un luminare</p>
<p>della medicina! Chi, tuttavia, volesse avere qualche</p>
<p>notizia in più su di lui, disponendo di quel potente mezzo</p>
<p>della modernità che è internet, farebbe un’amara</p>
<p>scoperta. Tutti i motori di ricerca, infatti, su Gaspare</p>
<p>Trigambe, segnalano al navigatore unicamente due siti:</p>
<p>quello del Festival di Mezz’Estate (2) (in cui si riporta</p>
<p>il brano citato della “Storia” di Gattinara) e quello</p>
<p>dedicato allo scrittore abruzzese Ignazio Silone e alla città di Pescina (3). Qui si cita tra gli illustri personaggi</p>
<p>pescinesi, lo storico Luigi Colantoni, autore, tra l’altro, di</p>
<p>una biografia sul nostro celebre concittadino dal titolo, appunto, Gaspare Trigambe di Tagliacozzo.</p>
<p>Risultato magro che, però, è addirittura migliore di quello che</p>
<p>si otterrebbe consultando le enciclopedie, poiché in</p>
<p>nessuna vi è una voce che riguardi il “chirurgo dei miracoli”.<a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/392px-De_curtorum_chirurgia_8.jpg" rel="lightbox[1702]"><img class="alignright size-medium wp-image-1781" title="392px-De_curtorum_chirurgia_8" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/392px-De_curtorum_chirurgia_8-196x300.jpg" alt="392px De curtorum chirurgia 8 196x300 La vicenda del Trigambe (I)" width="196" height="300" /></a></p>
<p>A questo punto ci si potrebbe far cogliere dal ragionevole</p>
<p>dubbio che il nostro concittadino, a dispetto del</p>
<p>prestigioso omaggio che i bolognesi vollero tributargli nell’Archiginnasio della più antica università italiana, non</p>
<p>abbia poi lasciato segni indelebili nella storia</p>
<p>dell’umanità! Ma si commetterebbe un errore, o meglio,</p>
<p>un mezzo errore, poiché proprio sul sito dell’Università</p>
<p>di Bologna si parla ben più ampiamente di questo</p>
<p>geniale medico del passato, il quale figura tuttora nella</p>
<p>sua storica sala anatomica immortalato tra dodici celebri medici (tra i quali Ippocrate, Galeno, Girolamo Sbaraglia e</p>
<p>Marcello Malpigli!) per essere stato niente meno che il</p>
<p>vero grande antesignano riconosciuto della chirurgia</p>
<p>plastica (4).</p>
<p>Ma qui abbiamo la prima sorpresa: il personaggio è</p>
<p>certamente il Gaspare di cui parla Gattinara, ma il</p>
<p>cognome che gli si attribuisce è “Tagliacozzi”: infatti è</p>
<p>con questo cognome che tutte le enciclopedie e</p>
<p>numerosi siti internet ne parlano.</p>
<p>Su Gaspare Tagliacozzi si dicono cose egregie: visse nel</p>
<p>sedicesimo secolo e pare riuscisse a ricostruire il naso di</p>
<p>coloro che ne erano stati privati dai processi distruttivi<a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/391px-De_curtorum_chirurgia_14.jpg" rel="lightbox[1702]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1784" title="391px-De_curtorum_chirurgia_14" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/391px-De_curtorum_chirurgia_14.jpg" alt="391px De curtorum chirurgia 14 La vicenda del Trigambe (I)" width="391" height="600" /></a></p>
<p>della sifilide (5). L’operazione che egli era in grado di</p>
<p>eseguire avveniva trasferendo un lembo di pelle dal</p>
<p>braccio al viso della stessa persona, cui veniva immobilizzato l’arto presso il volto tramite un’apposita stecca</p>
<p>per dodici giorni. Si trattava di trapianto autologo,</p>
<p>ovvero che prevedeva il trapianto di parti dello stesso</p>
<p>individuo. Anche se in Italia i primi veri chirurghi plastici</p>
<p>furono due siciliani, Gustavo ed Antonio Branca i quali,</p>
<p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/379px-De_curtorum_chirurgia_2.jpg" rel="lightbox[1702]"><img class="alignleft size-full wp-image-1782" title="379px-De_curtorum_chirurgia_2" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/379px-De_curtorum_chirurgia_2.jpg" alt="379px De curtorum chirurgia 2 La vicenda del Trigambe (I)" width="379" height="599" /></a>nel 1400 circa, dettarono le norme per la rinoplastica</p>
<p>all&#8217;italiana, fu il Tagliacozzi, il primo a trasformare la</p>
<p>materia in scienza. La grandezza di questo geniale</p>
<p>medico sta nel fatto d’aver saputo perfezionare</p>
<p>un’operazione</p>
<p>che già esisteva da millenni (pare</p>
<p>che in India si eseguisse la stessa ricostruzione</p>
<p>nasale “allungando”, però, un lembo di pelle dalla fronte</p>
<p>e lasciando quindi il paziente con una perenne e vistosa</p>
<p>cicatrice sul volto) e di averlo saputo illustrare nel primo</p>
<p>trattato di chirurgia plastica della storia: il “De curtorum</p>
<p>chirurgia per institionen”, pubblicato a Venezia nel 1597 (6).</p>
<p>Da allora, come anche le enciclopedie Rizzoli e</p>
<p>Treccani ricordano, tale metodo è noto</p>
<p>come “tagliacozziano” o “italiano”.</p>
<p>Quello che Gattinara chiama Gaspare Trigambe è</p>
<p>dunque un personaggio tutt’altro che trascurato dalla</p>
<p>storia della scienza, ma bisogna cercarlo con il cognome Tagliacozzi!</p>
<p>Per la maggior parte degli storici, infatti, l’attinenza con</p>
<p>la nostra cittadina sta nella somiglianza del cognome e</p>
<p>non certo nel fatto che vi nacque, poiché per essi la città</p>
<p>che gli diede i natali nel 1545 fu Bologna, dove anche si</p>
<p>laureò e fu nominato professore di chirurgia, per poi</p>
<p>ottenere una seconda laurea in Medicina e Filosofia e le</p>
<p>altre cattedre di Medicina Teorica e anatomia (7), e fu</p>
<p>Bologna la città dove morì nel 1599 e venne sepolto.</p>
<p>A proposito di quest’ultimo punto, vale la pena di</p>
<p>approfondire qualcosa sulla scomparsa di questo medico</p>
<p>rinascimentale, riportando almeno un curioso episodio</p>
<p>non privo, tra l’altro, di risvolti grotteschi!</p>
<p>Il 31 ottobre 1599, sentendo vicina la morte, Gaspare</p>
<p>Tagliacozzi fece testamento (8) ordinando agli eredi di</p>
<p>far costruire la sua tomba nella chiesa di San Giov.</p>
<p>Battista delle RR.MM.</p>
<p>Così avvenne. Lo sappiamo da una nota di un cronista</p>
<p>dell’epoca (9). Dei funerali, sempre stando alle volontà</p>
<p>testamentarie, dovettero occuparsi i flagellanti della</p>
<p>Compagnia ed Arciconfraternita di Santa Maria della</p>
<p>Morte, con i quali il Tagliacozzi ebbe sempre rapporti più</p>
<p>che cordiali (10).</p>
<p>Ma poco dopo la sua sepoltura avvenne un fatto quanto</p>
<p>mai inquietante!</p>
<p>Si tratta d’un episodio ben noto agli storici, tanto che la</p>
<p>maggior parte di essi riporta versioni, spesso diverse tra</p>
<p>loro, che però hanno in comune un fattore preciso.</p>
<p>Citiamo, ad esempio, quella di Fielding H. Garrison:</p>
<p>versione che, per l’autorevolezza di chi la riportava,</p>
<p>ebbe molta fortuna. Garrison in “An introduction to the</p>
<p>istory of Medicine” (Philadelphia and London, 1929),</p>
<p>racconta di come, dopo la sepoltura del Tagliacozzi, la</p>
<p>Chiesa, non approvando la ricostruzione dei nasi, fece</p>
<p>riesumare il cadavere per bruciarlo e riseppellirne le</p>
<p>ceneri in un luogo non consacrato. Tutt’oggi questo</p>
<p>particolare è presente in molti articoli e biografie che lo</p>
<p>riguardano.</p>
<p>Tramite quali fonti Garrison sia giunto a queste</p>
<p>conclusioni non è del tutto chiaro. Molto, infatti, della vita</p>
<p>di Tagliacozzi è stato “mitizzato” nel corso dei secoli. Ciò</p>
<p>che pare accertato è che a pochi mesi dal funerale (cui</p>
<p>prese parte l’intero mondo accademico bolognese, e nel</p>
<p>quale fu profuso ogni genere d’onore per l’estinto), s’udì</p>
<p>per il monastero la voce del defunto Tagliacozzi, la qual</p>
<p>cosa turbò le monache del monastero (si noti che tra</p>
<p>queste vi erano almeno due delle figlie dello stesso</p>
<p>Tagliacozzi!) le quali congetturarono che ciò fosse</p>
<p>testimonianza inoppugnabile della dannazione della sua</p>
<p>anima! Risponde a verità storica anche il fatto che, a</p>
<p>seguito di quest’evento, fu dissotterrata la salma ed</p>
<p>istruito un duplice processo: uno del Foro arcivescovile</p>
<p>di Bologna e uno della Santa Inquisizione.<a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/82tavola.jpg" rel="lightbox[1702]"><img class="alignright size-medium wp-image-1783" title="82tavola" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/82tavola-300x249.jpg" alt="82tavola 300x249 La vicenda del Trigambe (I)" width="300" height="249" /></a></p>
<p>Ma se molti aspetti della vicenda risultano esser veri e</p>
<p>suffragati da prove certe, ci sono almeno due</p>
<p>circostanze, altrettanto documentate, che smentiscono la</p>
<p>versione del Garrison, e cioè:</p>
<p>1) La salma del Tagliacozzi non venne mai bruciata</p>
<p>2) La Chiesa non condannò mai la ricostruzione dei nasi!</p>
<p>A far luce sulla questione è il prof. Pietro Capparoni (11)</p>
<p>(tra i massimi conoscitori di Gaspare Tagliacozzi) sulla</p>
<p>base di una scoperta da romanzo giallo d’ambientazione</p>
<p>storica. Esaminando, infatti, “la copia del «De curtorum</p>
<p>Chirurgia per Insitionem» esistente nella biblioteca</p>
<p>dell’Archiginnasio di Bologna colla segnatura 10.hh.I.31,”</p>
<p>il prof. Capparoni trovò un “foglietto, incollato sulla</p>
<p>faccia interna del piatto anteriore della legatura, scritto a</p>
<p>carattere della seconda metà del secolo XVII”, in cui si</p>
<p>racconta l’episodio delle monache, della riesumazione e</p>
<p>dell’allontanamento del cadavere del Tagliacozzi, nonché</p>
<p>dell’istruzione del duplice processo “post mortem”.</p>
<p>Dunque quanto sapeva Garrison fondava su un qualcosa</p>
<p>che si tramandava da secoli. Ciò che non poteva sapere</p>
<p>è il seguito di questa nota apocrifa in cui si dice che i</p>
<p>due processi si conclusero in breve tempo decretando</p>
<p>l’assoluzione piena del defunto Tagliacozzi. Anzi, in sede</p>
<p>di processo emersero anche “la malvagia malignità di</p>
<p>alcuni invidiosi/ alla fama del Tagliacozzi taciato di</p>
<p>magia, fu colle debbite/solennità restituito il suo corpo</p>
<p>alla primiera di lui sepoltura/ et previa reintegrazione</p>
<p>illius famae, uominis atque dignitatis ex ca/pite</p>
<p>innocentiae, fu abolito ogni atto contro di lui incartato e</p>
<p>data/ sentenza di lui pienamente assolutoria, colla</p>
<p>condanna inoltre/ degli assolutori e rei dichiarati, gli</p>
<p>quali oltre all’obliga di trovarsi [*] di disdirsi, / furono</p>
<p>necessitati di farsi assolvere delle /censure incorse” (12).</p>
<p>A ulteriore prova della restituzione del cadavere</p>
<p>alla “primiera di lui sepoltura”, deve anche citarsi un</p>
<p>documento, datato 25 nov. 1603, scovato (sempre dal</p>
<p>Capparoni) nell’archivio di una parrocchia bolognese</p>
<p>(13), in cui si dice che quel giorno fu riportato “il</p>
<p>cadavere dell’eccell.mo dott.Tagliacotti alla chiesa di s.</p>
<p>Gio. Battista”.</p>
<p>Senza dilungarsi troppo su ciò che effettivamente vietò</p>
<p>la chiesa, allora assai combattuta sulla chirurgia in</p>
<p>generale, si può dire che, dopo il Tagliacozzi, la</p>
<p>rinoplastica conobbe una stagione buia di oltre due</p>
<p>secoli. Solamente nella seconda metà del 1800 alcuni</p>
<p>studiosi tedeschi e inglesi ripartirono da dove lasciò il</p>
<p>Tagliacozzi.</p>
<p>Quanto riguarda la lugubre vicenda della salma di</p>
<p>questi, può dirsi che la versione riportata da Garrison -</p>
<p>come detto assai diffusa e ampliata nel corso dei secoli –</p>
<p>si basa probabilmente anche su una coincidenza che</p>
<p>certo deve aver favorito il fiorire di leggende su un rogo</p>
<p>ereticale: infatti la chiesa, la tomba e la salma di</p>
<p>Gaspare Tagliacozzi, non esistono più (14).</p>
<p>Similmente alla rinoplastica, da questi elevata a scienza,</p>
<p>per tre secoli la verità storica su questo personaggio è</p>
<p>rimasta nascosta agli occhi degli storici, ma non la sua</p>
<p>fama che ha attraversato il tempo gonfiandosi, a volte,</p>
<p>di misteri ed equivoci.</p>
<p>La digressione sulle umane (ed “extraumane”!) vicende</p>
<p>del “chirurgo dei miracoli”, tornerà utile in seguito. Nella</p>
<p>seconda parte si tornerà al nucleo centrale di questa</p>
<p>ricerca: Perché la gran parte degli storici fa nascere il</p>
<p>Trigambe a Bologna? Perché non lo cita con il cognome</p>
<p>conosciuto da Gattinara?</p>
<p>Chi ne avrà la bontà, leggerà le argomentazioni di esimi</p>
<p>studiosi italiani ed internazionali e le rivendicazioni degli</p>
<p>storici tagliacozzani.</p>
<p>NOTE</p>
<p>(1) G. Gattinara, Storia di Tagliacozzo, Città di Castello, 1894, pag. 170.</p>
<p>(2) <a class="linkification-ext" title="Linkification: http://www.tagliacozzofestival.it" href="http://www.tagliacozzofestival.it">www.tagliacozzofestival.it</a></p>
<p>(3) <a class="linkification-ext" title="Linkification: http://www.silone.it/pescina/page7.htm" href="http://www.silone.it/pescina/page7.htm">www.silone.it/pescina/page7.htm</a></p>
<p>(4) Ad es. <a class="linkification-ext" title="Linkification: http://www2.unibo.it/av1/storia/storia8.htm" href="http://www2.unibo.it/av1/storia/storia8.htm">www2.unibo.it/av1/storia/storia8.htm</a> e, più dettagliatamente, <a class="linkification-ext" title="Linkification: http://www2.unibo.it/avl/storia/tagliacoz.htm" href="http://www2.unibo.it/avl/storia/tagliacoz.htm">www2.unibo.it/avl/storia/tagliacoz.htm</a></p>
<p>(5) Ma, per alcuni, anche dall’amputazione, derivante dalla pena che spettava agli adulteri e dalle conseguenze di scontri con il coltello.</p>
<p>(6) Anche Gattinara (loc. cit) cita l’opera, ma con il titolo della seconda edizione.</p>
<p>(7) Pietro Capparoni, Profili biobibliografici di medici e naturalisti italiani, vol. I, pag. 57.</p>
<p>(8) Archivio Notarile di Bologna. Libro delle copie d’archiviazione N. 309, fol. 344, “Testamento di Gaspare Tagliacozzi” o A. Not. B. 6. Andrea Mini – c. 24-8-4-5-31 ottobre 1599.</p>
<p>(9) B. U.B. Rinieri, Diario, vol. 3, c. 281v, [1599].</p>
<p>(10) Pare che questi, che avevano tra gli obblighi statuari quello di visitare gli infermi, i carcerati, i condannati a morte (dal 1336, inoltre, avevano la possibilità di farne liberare uno nel giorno di S.Rocco e uno il 29 agosto d’ogni anno), erano in grado di procurare ai medici dell’accademia i cadaveri dei giustiziati per esperimenti e lezioni di anatomia. Cfr. B.U. Bol. Ms. 3854. Libro dei giustiziati in Bologna estratto dall’originale della Compagnia ed Arciconfraternita di S. Maria della Morte, 1930, pag. 16.</p>
<p>(11) Vd. Pietro Capparoni, op. cit. supra (n. 7)</p>
<p>(12) Bologna, Biblioteca dell’Archiginnasio, G. Tagliacozzi, De curtorum chirurgia per insitionem, Venezia, Bindoni, 1597. Segnatura 10.hh.I.31.</p>
<p>(13) Archivio della parrocchia di S. Paolo (fu S. Martino della Croce), parrocchia di S. Silvestre S. Martino. “Liber defuntorum S. Martini de Croce”, 1585 – 1654.</p>
<p>(14) Pietro Capparoni, La vicenda della tomba di Gaspare Tagliacozzi, in «Estratto degli atti del IV congresso Naz. della società italiana di storia delle scienze mediche e naturali», Roma, 11 – 12 maggio 1933 – XI, vol. 3: “[…] la chiesa ove il Tagliacozzi fu sepolto più non esiste. Soppresse nel 1860 le monache che abitavano nell’adiacente convento, essa venne nel 1869 del tutto modificata e in parte abbattuta per ragione di adattamento di locali, giacché nell’anno antecedente il convento e sue adiacenze erano stati destinati a sede del manicomio provinciale”. Più avanti Capparoni documenta l’esistenza della tomba antecedentemente al 1869. [*] Illeggibile nel manoscritto</p>
<div>
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Letture:2182<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=1702&type=feed" alt=" La vicenda del Trigambe (I)"  title="La vicenda del Trigambe (I)" />]]></content:encoded>
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		<title>Cronologia dei casati feudatari</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 09:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>herald</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia feudale di Tagliacozzo (Taleacotium nell’Abruzzo Ulteriore)
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/cronologia-dei-casati-feudatari.html"></a></div><p><strong>La storia feudale di Tagliacozzo (Taleacotium nell’Abruzzo Ulteriore)</strong></p>
<p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/giordano-orsini.jpg" rel="lightbox[1699]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1739" title="giordano-orsini" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/giordano-orsini-150x150.jpg" alt="giordano orsini 150x150 Cronologia dei casati feudatari" width="150" height="150" /></a>Durante la dominazione Franca, per le invasioni dei Saraceni che verso la metà del IX sec. Muovevano dalle valli del Garigliano verso Roma penetrando nella Marsica e nei possedimenti della Chiesa, vi furono devastazioni di terre, ville, conventi, con saccheggi ed uccisioni.</p>
<p>Le popolazioni di queste contrade si rifugiarono prima nell’alta località detta la Civita (ove in seguito sorgerà il castello di cui sono ancora oggi evidenti i ruderi), in un secondo tempo, scese dal monte, si raggrupparono lungo lo scoscendimento che si adagia verso la pianura.</p>
<p>In prossimità del convento Benedettino di S. Cosma in Helerito (contiguo alla via Valeria), che offriva anche ospitalità e cure ai viandanti, si costituì altro nucleo abitato dal quale si svilupperà l’attuale Tagliacozzo, nome che appare intorno al Mille. Alcuni autori, negli antichi tempi, ritennero la terra di Tagliacozzo situata in territorio Equo, in seguito venne detta nei Marsi.</p>
<p>Nel 926 i conti de’ Marsi dominavano la regione con Berardo il Francisco che, nel 937, sconfisse gli Ungheri presso la piana di Celle (Carsoli) con armati carseolani, tagliacozzani ed altri che combatterono con bravura.</p>
<p>La Signoria di Tagliacozzo, sebbene non sia possibile stabilire una precisa successione feudale dei Berardi, sembra iniziare con Ruggero (+1198), figlio di Andrea di Comino (imparentato con i conti de’ Marsi), e con Bonaventura di Tagliacozzo (+1200, parente dei conti di Segni), primi feudatari di questo castello che si stacca dalla contea di Alba. Il Paoluzi scrive che “…Bonaventura de Tallacozo possedeva nel 1187 a Domino Rege Tagliacozzo, la metà di Castellafiume, la quinta parte di Poggio, la quinta parte di Tremonti e la quinta parte di Pereto in Garzoli”. Nello stesso anno Bonaventura offrì al re, per le spedizioni in Terra Santa, 42 soldati a cavallo con relativi serventi.</p>
<p>Con Bonaventura tennero questo feudo anche i de Ponti+us, di famiglia umbra, signori di Ponte sulla Nera, che si erano trasferiti presso Scurcola Marsicana, di cui furono feudatari, fin dal 1100. Qui avevano edificato il castello di Ponte e vi tennero il dominio fino a tutto il XIV sec.</p>
<p>Ricordati da vari autori che assegnano loro diverse origini, possedevano nella Marsica vasti feudi che si estendevano oltre l’Abruzzo. I de Pontibus sono ricordati anche nel catalogo di re Guglielmo I il Buono e la prima notizia di essi sembra aversi con un Pietro Castelli (930) che sposò Romana figlia di Berardo il Francisco. Primo feudatario di Tagliacozzo di questa famiglia fu Oderisio (+ prima del 1196), figlio di Bartolomeo (+1173), discendente dei conti di Terni. Oderisio ebbe tre figli: Bartolomeo, Rinaldo e Tedino. Bartolomeo de Tagliacozzo (+ prima del 1250) era signore (con Bonaventura dei conti de’ Marsi) di questo feudo. Sposò Maria d’Aquino e da questa unione nacque Risabella ( o Rizabella o Isabella). Bartolomeo fu Cameraio di Federico II e alzò, come sua personale insegna un leone, mentre l’arme familiare dei de Pontibus è sbrigativamente descritta dal Ciacconio : “uno scudo con in mezzo un ponte” e dal Paoluzi : “tre arcate di un ponte con su edificati tre castelli o torrioni”.</p>
<p>Il fratello Rinaldo teneva in capite a Domino Rege la metà di Scurcola, la quinta parte di Poggio, la quinta di Tremonti, la metà di Oricola, la quinta parte di Pereto e di Fossa Cieca unitamente al fratello Tedino ( o Gaino?) che possedeva anche Marano.</p>
<p>Risabella (o Isabella) di Bartolomeo de Pontibus – che aveva ricevuto l’investitura del feudo nel 1254 dal Papa Innocenzo IV (Sinibaldo Fieschi: 1243-1254)- sposò nel 1270 Napoleone (di Giacomo di Napoleone Orsini, della linea di Campo di Fiori) creato conte dallo zio Papa Niccolò III (Giovanni Gaetano Orsini: 1277-1280), portandogli in dote il feudo di Tagliacozzo.</p>
<p>Iniziava così la signoria degli Orsini. Secondo il Paoluzi in questo stesso periodo era anche Signore di una parte del feudo Riccardo Ugolini, forse discendente di <a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/image006.jpg" rel="lightbox[1699]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1740" title="image006" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/image006-150x150.jpg" alt="image006 150x150 Cronologia dei casati feudatari" width="150" height="150" /></a>Bonaventura di Tagliacozzo.</p>
<p>Nel 1296 a Napoleone successe Giacomo (+1333). Già dal 1290 la metà dei castelli di questo feudo, per concessione del re Carlo d’Angiò, era passata a Giacomo al quale il re aveva dato anche la metà di Tagliacozzo quale feudo nobile. A Giacomo, nel 1333, successe Orso (+1360) che sposò Isabella Savelli e iniziò, nel 1336, la costruzione del palazzo baronale, poi ducale.</p>
<p>Seguì nel feudo Rainaldo o Rinaldo (+1390), capitano nella Compagnia di “S. Giorgio”, costituita da Lodrisio Visconti, che aveva ricevuto da Papa Urbano VI (Bartolomeo Prignano: 1378-1389) il vessillo con la divisa: Italia dai barbari liberata. Rinaldo, marito di Giovanna di Celano, nel 1371 ebbe anche la signoria di Vicovaro. Con diploma nel settembre 1380 la regina Giovanna, per ricompensarlo dei servigi resi al Regno, gli concesse una rendita confermata nel 1384 da Luigi d’Angiò, che volle premiare Rinaldo investendolo del contado di Manoppello, tolto al cugino Giovanni Orsini fautore del partito di Carlo di Durazzo.</p>
<p>Rinaldo morì, senza lasciare figli maschi (13/04/1390) insieme al fratello entro le mura dell’Aquila per mano della fazione fedele ai Camponeschi. La contea passò al nipote Giacomo (+1431), figlio di Giovanni e di Nicoletta di Gentile Orsini di Soana. Giacomo, fin dal 1387, era stato investito della contea di Tagliacozzo da Lodovico II (Luigi II re di Napoli) per i meriti acquisiti dallo zio Rinaldo verso lo stato.</p>
<p>Dopo la sconfitta di Roccasecca (1411) il re Ladislao, che aveva accordato a Giacomo il perdono per qualsiasi delitto di lesa maestà, fu suo ospite nel palazzo di Tagliacozzo. Nel 1417 con diploma della regina Giovanna II, fu confermata la precedente investitura concessa da Ladislao della contea di Tagliacozzo a Giacomo Orsini. Con questa conferma Giacomo venne promosso a Capitano delle terre e castelli dei due Abruzzi (ultra e citra) con mero e mixto imperio et cum gladii potestate.</p>
<p>Durante la signoria di Giacomo furono coniate, nella zecca di Tagliacozzo, per concessione dell’Antipapa Alessandro V (Pietro Filargo: 1409-1410), delle monete (bolognini) e la città fu munita di una nuova cerchia muraria.</p>
<p>A Giacomo, che aveva sposato Isabella di Marzano di Goffredo, successe Giovannantonio, ultimo di questo ramo. Alla sua morte (1456), poiché non aveva avuto figli maschi dalla moglie Giovanna Cossa, gli successero Napoleone (+fra 1467 e 1470), Roberto (+1479), Giovanni e Latino, figli di Carlo Orsini del ramo di Bracciano.</p>
<p>Nel 1461 Roberto e Napoleone ebbero dal re la concessione rispettivamente dei contadi di Alba e Tagliacozzo, sanzionata con diploma dal 1464. Prima delle investiture di Roberto e Napoleone, le due contee riunite (1442) e concesse a Giovannantonio Orsini, erano passate temporaneamente alla R. Camera (1475) e governate dal R. Commissario Generale Francesco de’ Pagani, presidente della R. Camera di Napoli e Capitano delle Grascie d’Abruzzo.</p>
<p>A Roberto successe il figlio di Napoleone Orsini, Virginio Gentile, marito di Isabella di Raimondo Orsini, principe di Salerno. A Virginio il re Ferdinando confermò, nel 1481, il feudo di Tagliacozzo e nel 1484 quello di Alba, col titolo di conte dei due castelli.</p>
<p>Virginio, secondo i nuovi sistemi difensivi, adattò le antiche fortificazioni di Scurcola Marsicana e di Avezzano, ove alzò dalle fondamenta un munito castello sulle preesistenti opere murarie dei Gualtieri.</p>
<p>Ultimo signore di Tagliacozzo di casa Orsini fu Virginio. Egli, passato con le armi di Francia per ribellione al re Federico e fatto prigioniero, fu rinchiuso col figlio Giovan Paolo in castel dell’ovo di Napoli, ove morì nel 1496.</p>
<p>Nel 1497 il feudo passò ai Colonna. Tagliacozzo fu decorata col titolo di “Ducatus Amplissimus”, con riferimento alla concessione fatta dal re Federico del ducato sulla città e suo territorio riunito ed ampliato delle due contee di Alba Fucens e Tagliacozzo e delle baronie di Carsoli e Civitella Roveto.</p>
<p>Primo duca fu il valoroso condottiero Fabrizio di Odoardo Colonna, Conestabile del Regno. Il 6 luglio dello stesso anno (1497) il re Federico dette a Fabrizio, stimando molto il suo valore e per tenerselo amico, la formale investitura ducale (già verbalmente concessagli dal padre Ferdinando) sullo Stato o ducato di Tagliacozzo.</p>
<p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/stemma-colonna.gif" rel="lightbox[1699]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1741" title="stemma colonna" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/stemma-colonna-150x150.gif" alt="stemma colonna 150x150 Cronologia dei casati feudatari" width="150" height="150" /></a>Fabrizio ed i suoi successori presero il titolo di duca di Tagliacozzo o de’Marsi, data la vastità del territorio feudale. Il ducato pose a disposizione del re 40 soldati a cavallo (con eventuale aumento) con relativi serventi, armamento ed equipaggiamento. Il duca Fabrizio, ricevuta l’investitura, costituì, sotto il suo diretto comando, uno squadrone di cavalleggeri, a lui fedeli, per placare le discordie interne, per difendere il ducato, per l’eventuale offerta d’aiuto di uomini d’armi al re per la difesa del regno agitato da contrasti. Fabrizio confermò ed accrebbe i privilegi e le grazie concessi dagli Orsini.</p>
<p>Il re di Spagna Ferdinando II il Cattolico, per ricompensare il duca dei servigi resigli, gli assegnò un feudo in Terra di Lavoro (1504), tolto agli Acquaviva, che Fabrizio permutò con la contea di Manoppello (1515). Inoltre il re gli conferì il comando dell’esercito spagnolo in Italia e lo nominò Governatore d’Abruzzo, col titolo di Luogotenente Generale. Alla morte di Consalvo di Cordova (1507) lo promosse alla carica suprema di Gran Conestabile del Regno.</p>
<p>Le proprietà feudali di Fabrizio furono confermate anche, con due decreti, dall’imperatore Carlo V nel 1516.</p>
<p>Dal matrimonio di Fabrizio con Agnese di Federico di Montefeltro nacquero cinque figli: Vittoria, poetessa, che sposò Francesco Ferrante d’Avalos, marchese di Pescara, Camillo, Federico, Ferdinando ed Ascanio. I tre primi maschi premorirono al padre e alla sua morte (1520) gli successe Ascanio, unico suo erede maschio, che sposò Giovanna d’Aragona.</p>
<p>Il Brogi annota che “…Giovanna d’Aragona, (era) figlia di Ferdinando duca di Montaldo, spurio di re Ferdinando…”.</p>
<p>Ascanio ebbe tre figli: Fabrizio e Prospero, che premorirono al padre, e Marcantonio che ereditò il ducato. Nel 1520 Ascanio, uomo di grande ambizione ma poco perspicace, per i meriti del padre che aveva occupato alte cariche nel regno, fu promosso prima capitano delle genti d’armi, poi Conestabile del Regno di Sicilia citra Faro.</p>
<p>Rivestì temporaneamente la carica di Governatore della provincia degli Abruzzi. Ascanio pur essendosi sempre dimostrato fedele all’imperatore Carlo V che gli aveva confermato il possesso dei feudi e concessa la baronia di Vallorneti, per ignoti motivi fu arrestato a Tagliacozzo (1553) per ordine del Viceré Cardinale Pedro Pacheco, marchese di Villena.</p>
<p>Trasferito a Napoli fu rinchiuso in Castel Nuovo ove morì, sembra, nel 1557.</p>
<p>L’anno successivo Carlo V abdicò in favore del figlio Filippo II. Ad Ascanio seguì Marcantonio, giovane prudente e generoso che reagì con intelligenza contro chi cercava in ogni modo, particolarmente gli Orsini, di subentrare nel ducato. Ventenne era già conosciuto per la sua saggezza politica e per il suo personale valore.</p>
<p>Nelle guerre sostenute dagli Spagnoli, ai quali Marcantonio fu sempre fedele, combattè al loro fianco nei vari scontri dando prova di grande coraggio.</p>
<p>Con l’armata navale cristiana di Don Giovanni d’Austria contro la flotta turca prese parte alla battaglia di Lepanto (7-10-1571) e merito, per il suo strenuo comportamento, molti onori. Il trionfo di Marcantonio a Lepanto fu affrescato nel castello di Paliano (altra proprietà feudale dei Colonna) da Federico Zuccai o da allievi della sua scuola.</p>
<p>Nel 1558 ricevette la carica di Gran Conestabile del Regno e nel 1577 fu nominato Viceré di Sicilia. Marcantonio governò con saggezza i suoi feudi, stabilì la sua residenza in Avezzano trasformando il castello, eretto da Virginio Orsini, in dimora ducale. Aveva sposato Felicia Orsini dalla quale ebbe tre figli Maschi: Fabrizio, Federico e Ascanio.</p>
<p>Alla sua morte, avvenuta in Spagna a Medina Coeli nel 1584, subentrò nel ducato il nipote Marcantonio (II), figlio di Fabrizio (premorto al padre). Marcantonio (II) (+1595) sposò Orsina, di Fabio Damasceni Peretti, pronipote del Papa Sisto V. Dal matrimonio nacque Marcantonio (III) (promesso sposo di Eleonora Gonzaga), morto all’età di 16 anni senza eredi (1611).</p>
<p>Subentrò, come duca di Tagliacozzo, lo zio di Marcantonio (III), Filippo I, figlio di Fabrizio, principe di Sonnino e di Palestrina, duca di Paliano e di Tagliacozzo, Gran Conestabile del Regno, che sposò Lucrezia di Girolamo Tomacelli.</p>
<p>Alla sua morte (1639) successe il figlio Federico (nato 1601), Viceré di Venezia e Conestabile di Spagna, valoroso combattente morto nella difesa di Tarragona nel 1641. Aveva sposato Margherita di Francesco Branciforte. Il feudo passò a Marcantonio (IV), fratello di Federico, uomo dotto e studioso che aveva rango di ambasciatore del re di Spagna. Sposò Isabella di Lorenzo Gioeni Cardona, marchese di Giuliana (marito di Margherita Cardona della figlia spagnuola trasferitasi a Napoli al seguito degli Aragonesi).</p>
<p>Da questo matrimonio nacque Lorenzo Onofrio che alla morte del padre (1659) gli successe nel feudo. Lorenzo Onofrio (+1689) ebbe per moglie Maria di Michele Lorenzo Mancini.</p>
<p>Alla morte di Lorenzo (che aveva avuto cinque figli) successe Filippo (II) che aveva sposato Lorenza di Gian Luigi della Gherda d’Aragona e, in seconde nozze, Olimpia di Giovan Battista Pamphilj, pronipote del Papa Innocenzo X.</p>
<p>Alla morte di Filippo (II), nel 1714, ereditò il feudo il figlio Fabrizio (II), marito di Caterina di Antonio Salviati.</p>
<p>A Fabrizio (+1755), che aveva avuto conferma dei suoi feudi da Carlo di Borbone, subentrò il figlio Lorenzo (+1779), che ebbe per moglie Marianna di Carlo Filiberto d’Este.</p>
<p>Ultimo signore di Tagliacozzo fu Filippo (III) (figlio di Lorenzo), che lasciò il governo del ducato con l’abolizione del feudalesimo (1806).</p>
<p>Tratto da “Ricerche su alcuni castelli e abbazie dell’abruzzo feudale” di Carlo Blasetti (Dic. 1996).</p>
<p>Carlo Blasetti (+8-12-2001): generale dell’E.I., pluridecorato in guerra, illustre araldista e storico</p>
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<td id="F5rw_cell">Add random value to timeout between 0 and</td>
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<td id="F5rw_cell">Ignore everything after these symbols in URL(separate with spaces)</td>
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Letture:4142<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=1699&type=feed" alt=" Cronologia dei casati feudatari"  title="Cronologia dei casati feudatari" />]]></content:encoded>
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		<title>La tecnica araba</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 16:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AleG</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[“&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..e la da Tagliacozzo, ove senz’armi vinse il vecchio Alardo;….”
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			<content:encoded><![CDATA[<div align="right" style="clear:left;float:right;padding-top: 20px;"><a name="fb_share" type="box_count" share_url="http://taliacotium.it/la-tecnica-araba.html"></a></div><p><em><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/foto-I-Battaglia-di-Tagliacozzo-1268.jpg" rel="lightbox[1704]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1706" title="foto I - Battaglia di  Tagliacozzo (1268)" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/foto-I-Battaglia-di-Tagliacozzo-1268-290x300.jpg" alt="foto I Battaglia di Tagliacozzo 1268 290x300 La tecnica araba" width="290" height="300" /></a>“&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..e la da Tagliacozzo, ove senz’armi vinse il vecchio Alardo;….”</em></p>
<p>Con queste parole Dante Alighieri nel XXVIII canto dell’Inferno ricorda</p>
<p>la Battaglia di Tagliacozzo, evento che non solo rappresentò il tramonto</p>
<p>della potenza sveva in Italia e la definitiva affermazione della supremazia</p>
<p>angioina ma anche un cambiamento fondamentale della tecnica militare.</p>
<p>Il parere negativo di Dante su Carlo d’Angiò ha condizionato fortemente il giudizio</p>
<p>della storiografia del XX secolo e senza dubbio la “leggenda nera” della crudeltà di</p>
<p>Carlo d’Angiò, che si basa in parte sul comportamento delle sue truppe nelle due</p>
<p>battaglie di Benevento e di Tagliacozzo.</p>
<p>La storiografia antica per lungo tempo è restata legata al concetto che le</p>
<p>battaglie di Legnano, di Montaperti, di Benevento e di Tagliacozzo</p>
<p>costituissero una linea guida per quanto concerneva l’uso della cavalleria</p>
<p>in Italia, tra il XII e XIII sec.; ma dall’analisi dettagliata delle tattiche militari</p>
<p>utilizzate in queste battaglie ci si è resi conto che la storiografia romantica aveva</p>
<p>costruito un mito basato su un equivoco .</p>
<p>Nella battaglia di <span style="text-decoration: underline;">Tagliacozzo, 23 Agosto 1268</span>, grande battaglia di <strong>cavalleria pesante</strong>,</p>
<p style="text-align: center;">Carlo D’Angiò utilizzò una tecnica militare prettamente <strong>araba</strong><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/btvaticano.jpg" rel="lightbox[1704]"><img class="size-full wp-image-1707 aligncenter" title="btvaticano" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/btvaticano.jpg" alt="btvaticano La tecnica araba" width="497" height="274" /></a></p>
<p>(attacco, finta fuga, attacco laterale), sicuramente appresa in Terra Santa</p>
<p>nel combattere contro i Saraceni.</p>
<p>Nell’ immagine sovrastante si può vedere con chiarezza lo schieramento dei due eserciti;</p>
<p>tengo a precisare che la battaglia nonostante sia detta di Tagliacozzo, in quanto</p>
<p>all’epoca dei fatti era il centro più importante della zona , si è svolta nei Piani Palentini</p>
<p>non lontani da Scurcola Marsicana .</p>
<p>I cavalieri angioini erano meno numerosi di quelli svevi , Carlo quindi decise,</p>
<p>contro ogni consuetudine del tempo, di diminuire il numero dei cavalieri in attacco;</p>
<p>le truppe furono cinicamente sacrificate ma ciò gli permise di avere una riserva</p>
<p>di cavalieri nascosti pronti a sferrare l’attacco quando ormai Corradino festeggiava</p>
<p>per la vittoria.</p>
<p><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/pianta_battaglia.jpg" rel="lightbox[1704]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1708" title="pianta_battaglia" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/pianta_battaglia.jpg" alt="pianta battaglia La tecnica araba" width="350" height="557" /></a>La battaglia di Tagliacozzo contrassegnò una svolta storica, in quanto stabilì la fine sveva e</p>
<p>l’affermazione della potenza guelfo- francese in Italia.</p>
<p>Negli anni successivi alla battaglia, nel luogo della stessa, Carlo d’Angiò fece edificare</p>
<p>l’Abbazia di S. Maria della Vittoria di cui vi parlerò in un prossimo articolo.</p>
<p><strong>Dott.sa Alessia Guerra</strong></p>
<div id="attachment_1709" class="wp-caption aligncenter" style="width: 427px"><a href="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/Campo.jpg" rel="lightbox[1704]"><img class="size-full wp-image-1709" title="Campo" src="http://taliacotium.it/wp-content/uploads/2010/06/Campo.jpg" alt="Campo La tecnica araba" width="417" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Campo di battaglia (stampa ottocentesca)</p></div>
Letture:7044<img src="http://taliacotium.it/?ak_action=api_record_view&id=1704&type=feed" alt=" La tecnica araba"  title="La tecnica araba" />]]></content:encoded>
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