Cronologia dei casati feudatari
La storia feudale di Tagliacozzo (Taleacotium nell’Abruzzo Ulteriore)
Durante la dominazione Franca, per le invasioni dei Saraceni che verso la metĂ del IX sec. Muovevano dalle valli del Garigliano verso Roma penetrando nella Marsica e nei possedimenti della Chiesa, vi furono devastazioni di terre, ville, conventi, con saccheggi ed uccisioni.
Le popolazioni di queste contrade si rifugiarono prima nell’alta località detta la Civita (ove in seguito sorgerà il castello di cui sono ancora oggi evidenti i ruderi), in un secondo tempo, scese dal monte, si raggrupparono lungo lo scoscendimento che si adagia verso la pianura.
In prossimità del convento Benedettino di S. Cosma in Helerito (contiguo alla via Valeria), che offriva anche ospitalità e cure ai viandanti, si costituì altro nucleo abitato dal quale si svilupperà l’attuale Tagliacozzo, nome che appare intorno al Mille. Alcuni autori, negli antichi tempi, ritennero la terra di Tagliacozzo situata in territorio Equo, in seguito venne detta nei Marsi.
Nel 926 i conti de’ Marsi dominavano la regione con Berardo il Francisco che, nel 937, sconfisse gli Ungheri presso la piana di Celle (Carsoli) con armati carseolani, tagliacozzani ed altri che combatterono con bravura.
La Signoria di Tagliacozzo, sebbene non sia possibile stabilire una precisa successione feudale dei Berardi, sembra iniziare con Ruggero (+1198), figlio di Andrea di Comino (imparentato con i conti de’ Marsi), e con Bonaventura di Tagliacozzo (+1200, parente dei conti di Segni), primi feudatari di questo castello che si stacca dalla contea di Alba. Il Paoluzi scrive che “…Bonaventura de Tallacozo possedeva nel 1187 a Domino Rege Tagliacozzo, la metà di Castellafiume, la quinta parte di Poggio, la quinta parte di Tremonti e la quinta parte di Pereto in Garzoli”. Nello stesso anno Bonaventura offrì al re, per le spedizioni in Terra Santa, 42 soldati a cavallo con relativi serventi.
Con Bonaventura tennero questo feudo anche i de Ponti+us, di famiglia umbra, signori di Ponte sulla Nera, che si erano trasferiti presso Scurcola Marsicana, di cui furono feudatari, fin dal 1100. Qui avevano edificato il castello di Ponte e vi tennero il dominio fino a tutto il XIV sec.
Ricordati da vari autori che assegnano loro diverse origini, possedevano nella Marsica vasti feudi che si estendevano oltre l’Abruzzo. I de Pontibus sono ricordati anche nel catalogo di re Guglielmo I il Buono e la prima notizia di essi sembra aversi con un Pietro Castelli (930) che sposò Romana figlia di Berardo il Francisco. Primo feudatario di Tagliacozzo di questa famiglia fu Oderisio (+ prima del 1196), figlio di Bartolomeo (+1173), discendente dei conti di Terni. Oderisio ebbe tre figli: Bartolomeo, Rinaldo e Tedino. Bartolomeo de Tagliacozzo (+ prima del 1250) era signore (con Bonaventura dei conti de’ Marsi) di questo feudo. Sposò Maria d’Aquino e da questa unione nacque Risabella ( o Rizabella o Isabella). Bartolomeo fu Cameraio di Federico II e alzò, come sua personale insegna un leone, mentre l’arme familiare dei de Pontibus è sbrigativamente descritta dal Ciacconio : “uno scudo con in mezzo un ponte” e dal Paoluzi : “tre arcate di un ponte con su edificati tre castelli o torrioni”.
Il fratello Rinaldo teneva in capite a Domino Rege la metĂ di Scurcola, la quinta parte di Poggio, la quinta di Tremonti, la metĂ di Oricola, la quinta parte di Pereto e di Fossa Cieca unitamente al fratello Tedino ( o Gaino?) che possedeva anche Marano.
Risabella (o Isabella) di Bartolomeo de Pontibus – che aveva ricevuto l’investitura del feudo nel 1254 dal Papa Innocenzo IV (Sinibaldo Fieschi: 1243-1254)- sposò nel 1270 Napoleone (di Giacomo di Napoleone Orsini, della linea di Campo di Fiori) creato conte dallo zio Papa Niccolò III (Giovanni Gaetano Orsini: 1277-1280), portandogli in dote il feudo di Tagliacozzo.
Iniziava così la signoria degli Orsini. Secondo il Paoluzi in questo stesso periodo era anche Signore di una parte del feudo Riccardo Ugolini, forse discendente di
Bonaventura di Tagliacozzo.
Nel 1296 a Napoleone successe Giacomo (+1333). Già dal 1290 la metà dei castelli di questo feudo, per concessione del re Carlo d’Angiò, era passata a Giacomo al quale il re aveva dato anche la metà di Tagliacozzo quale feudo nobile. A Giacomo, nel 1333, successe Orso (+1360) che sposò Isabella Savelli e iniziò, nel 1336, la costruzione del palazzo baronale, poi ducale.
Seguì nel feudo Rainaldo o Rinaldo (+1390), capitano nella Compagnia di “S. Giorgio”, costituita da Lodrisio Visconti, che aveva ricevuto da Papa Urbano VI (Bartolomeo Prignano: 1378-1389) il vessillo con la divisa: Italia dai barbari liberata. Rinaldo, marito di Giovanna di Celano, nel 1371 ebbe anche la signoria di Vicovaro. Con diploma nel settembre 1380 la regina Giovanna, per ricompensarlo dei servigi resi al Regno, gli concesse una rendita confermata nel 1384 da Luigi d’Angiò, che volle premiare Rinaldo investendolo del contado di Manoppello, tolto al cugino Giovanni Orsini fautore del partito di Carlo di Durazzo.
Rinaldo morì, senza lasciare figli maschi (13/04/1390) insieme al fratello entro le mura dell’Aquila per mano della fazione fedele ai Camponeschi. La contea passò al nipote Giacomo (+1431), figlio di Giovanni e di Nicoletta di Gentile Orsini di Soana. Giacomo, fin dal 1387, era stato investito della contea di Tagliacozzo da Lodovico II (Luigi II re di Napoli) per i meriti acquisiti dallo zio Rinaldo verso lo stato.
Dopo la sconfitta di Roccasecca (1411) il re Ladislao, che aveva accordato a Giacomo il perdono per qualsiasi delitto di lesa maestĂ , fu suo ospite nel palazzo di Tagliacozzo. Nel 1417 con diploma della regina Giovanna II, fu confermata la precedente investitura concessa da Ladislao della contea di Tagliacozzo a Giacomo Orsini. Con questa conferma Giacomo venne promosso a Capitano delle terre e castelli dei due Abruzzi (ultra e citra) con mero e mixto imperio et cum gladii potestate.
Durante la signoria di Giacomo furono coniate, nella zecca di Tagliacozzo, per concessione dell’Antipapa Alessandro V (Pietro Filargo: 1409-1410), delle monete (bolognini) e la città fu munita di una nuova cerchia muraria.
A Giacomo, che aveva sposato Isabella di Marzano di Goffredo, successe Giovannantonio, ultimo di questo ramo. Alla sua morte (1456), poiché non aveva avuto figli maschi dalla moglie Giovanna Cossa, gli successero Napoleone (+fra 1467 e 1470), Roberto (+1479), Giovanni e Latino, figli di Carlo Orsini del ramo di Bracciano.
Nel 1461 Roberto e Napoleone ebbero dal re la concessione rispettivamente dei contadi di Alba e Tagliacozzo, sanzionata con diploma dal 1464. Prima delle investiture di Roberto e Napoleone, le due contee riunite (1442) e concesse a Giovannantonio Orsini, erano passate temporaneamente alla R. Camera (1475) e governate dal R. Commissario Generale Francesco de’ Pagani, presidente della R. Camera di Napoli e Capitano delle Grascie d’Abruzzo.
A Roberto successe il figlio di Napoleone Orsini, Virginio Gentile, marito di Isabella di Raimondo Orsini, principe di Salerno. A Virginio il re Ferdinando confermò, nel 1481, il feudo di Tagliacozzo e nel 1484 quello di Alba, col titolo di conte dei due castelli.
Virginio, secondo i nuovi sistemi difensivi, adattò le antiche fortificazioni di Scurcola Marsicana e di Avezzano, ove alzò dalle fondamenta un munito castello sulle preesistenti opere murarie dei Gualtieri.
Ultimo signore di Tagliacozzo di casa Orsini fu Virginio. Egli, passato con le armi di Francia per ribellione al re Federico e fatto prigioniero, fu rinchiuso col figlio Giovan Paolo in castel dell’ovo di Napoli, ove morì nel 1496.
Nel 1497 il feudo passò ai Colonna. Tagliacozzo fu decorata col titolo di “Ducatus Amplissimus”, con riferimento alla concessione fatta dal re Federico del ducato sulla città e suo territorio riunito ed ampliato delle due contee di Alba Fucens e Tagliacozzo e delle baronie di Carsoli e Civitella Roveto.
Primo duca fu il valoroso condottiero Fabrizio di Odoardo Colonna, Conestabile del Regno. Il 6 luglio dello stesso anno (1497) il re Federico dette a Fabrizio, stimando molto il suo valore e per tenerselo amico, la formale investitura ducale (giĂ verbalmente concessagli dal padre Ferdinando) sullo Stato o ducato di Tagliacozzo.
Fabrizio ed i suoi successori presero il titolo di duca di Tagliacozzo o de’Marsi, data la vastità del territorio feudale. Il ducato pose a disposizione del re 40 soldati a cavallo (con eventuale aumento) con relativi serventi, armamento ed equipaggiamento. Il duca Fabrizio, ricevuta l’investitura, costituì, sotto il suo diretto comando, uno squadrone di cavalleggeri, a lui fedeli, per placare le discordie interne, per difendere il ducato, per l’eventuale offerta d’aiuto di uomini d’armi al re per la difesa del regno agitato da contrasti. Fabrizio confermò ed accrebbe i privilegi e le grazie concessi dagli Orsini.
Il re di Spagna Ferdinando II il Cattolico, per ricompensare il duca dei servigi resigli, gli assegnò un feudo in Terra di Lavoro (1504), tolto agli Acquaviva, che Fabrizio permutò con la contea di Manoppello (1515). Inoltre il re gli conferì il comando dell’esercito spagnolo in Italia e lo nominò Governatore d’Abruzzo, col titolo di Luogotenente Generale. Alla morte di Consalvo di Cordova (1507) lo promosse alla carica suprema di Gran Conestabile del Regno.
Le proprietà feudali di Fabrizio furono confermate anche, con due decreti, dall’imperatore Carlo V nel 1516.
Dal matrimonio di Fabrizio con Agnese di Federico di Montefeltro nacquero cinque figli: Vittoria, poetessa, che sposò Francesco Ferrante d’Avalos, marchese di Pescara, Camillo, Federico, Ferdinando ed Ascanio. I tre primi maschi premorirono al padre e alla sua morte (1520) gli successe Ascanio, unico suo erede maschio, che sposò Giovanna d’Aragona.
Il Brogi annota che “…Giovanna d’Aragona, (era) figlia di Ferdinando duca di Montaldo, spurio di re Ferdinando…”.
Ascanio ebbe tre figli: Fabrizio e Prospero, che premorirono al padre, e Marcantonio che ereditò il ducato. Nel 1520 Ascanio, uomo di grande ambizione ma poco perspicace, per i meriti del padre che aveva occupato alte cariche nel regno, fu promosso prima capitano delle genti d’armi, poi Conestabile del Regno di Sicilia citra Faro.
Rivestì temporaneamente la carica di Governatore della provincia degli Abruzzi. Ascanio pur essendosi sempre dimostrato fedele all’imperatore Carlo V che gli aveva confermato il possesso dei feudi e concessa la baronia di Vallorneti, per ignoti motivi fu arrestato a Tagliacozzo (1553) per ordine del Viceré Cardinale Pedro Pacheco, marchese di Villena.
Trasferito a Napoli fu rinchiuso in Castel Nuovo ove morì, sembra, nel 1557.
L’anno successivo Carlo V abdicò in favore del figlio Filippo II. Ad Ascanio seguì Marcantonio, giovane prudente e generoso che reagì con intelligenza contro chi cercava in ogni modo, particolarmente gli Orsini, di subentrare nel ducato. Ventenne era già conosciuto per la sua saggezza politica e per il suo personale valore.
Nelle guerre sostenute dagli Spagnoli, ai quali Marcantonio fu sempre fedele, combattè al loro fianco nei vari scontri dando prova di grande coraggio.
Con l’armata navale cristiana di Don Giovanni d’Austria contro la flotta turca prese parte alla battaglia di Lepanto (7-10-1571) e merito, per il suo strenuo comportamento, molti onori. Il trionfo di Marcantonio a Lepanto fu affrescato nel castello di Paliano (altra proprietà feudale dei Colonna) da Federico Zuccai o da allievi della sua scuola.
Nel 1558 ricevette la carica di Gran Conestabile del Regno e nel 1577 fu nominato Viceré di Sicilia. Marcantonio governò con saggezza i suoi feudi, stabilì la sua residenza in Avezzano trasformando il castello, eretto da Virginio Orsini, in dimora ducale. Aveva sposato Felicia Orsini dalla quale ebbe tre figli Maschi: Fabrizio, Federico e Ascanio.
Alla sua morte, avvenuta in Spagna a Medina Coeli nel 1584, subentrò nel ducato il nipote Marcantonio (II), figlio di Fabrizio (premorto al padre). Marcantonio (II) (+1595) sposò Orsina, di Fabio Damasceni Peretti, pronipote del Papa Sisto V. Dal matrimonio nacque Marcantonio (III) (promesso sposo di Eleonora Gonzaga), morto all’età di 16 anni senza eredi (1611).
Subentrò, come duca di Tagliacozzo, lo zio di Marcantonio (III), Filippo I, figlio di Fabrizio, principe di Sonnino e di Palestrina, duca di Paliano e di Tagliacozzo, Gran Conestabile del Regno, che sposò Lucrezia di Girolamo Tomacelli.
Alla sua morte (1639) successe il figlio Federico (nato 1601), Viceré di Venezia e Conestabile di Spagna, valoroso combattente morto nella difesa di Tarragona nel 1641. Aveva sposato Margherita di Francesco Branciforte. Il feudo passò a Marcantonio (IV), fratello di Federico, uomo dotto e studioso che aveva rango di ambasciatore del re di Spagna. Sposò Isabella di Lorenzo Gioeni Cardona, marchese di Giuliana (marito di Margherita Cardona della figlia spagnuola trasferitasi a Napoli al seguito degli Aragonesi).
Da questo matrimonio nacque Lorenzo Onofrio che alla morte del padre (1659) gli successe nel feudo. Lorenzo Onofrio (+1689) ebbe per moglie Maria di Michele Lorenzo Mancini.
Alla morte di Lorenzo (che aveva avuto cinque figli) successe Filippo (II) che aveva sposato Lorenza di Gian Luigi della Gherda d’Aragona e, in seconde nozze, Olimpia di Giovan Battista Pamphilj, pronipote del Papa Innocenzo X.
Alla morte di Filippo (II), nel 1714, ereditò il feudo il figlio Fabrizio (II), marito di Caterina di Antonio Salviati.
A Fabrizio (+1755), che aveva avuto conferma dei suoi feudi da Carlo di Borbone, subentrò il figlio Lorenzo (+1779), che ebbe per moglie Marianna di Carlo Filiberto d’Este.
Ultimo signore di Tagliacozzo fu Filippo (III) (figlio di Lorenzo), che lasciò il governo del ducato con l’abolizione del feudalesimo (1806).
Tratto da “Ricerche su alcuni castelli e abbazie dell’abruzzo feudale” di Carlo Blasetti (Dic. 1996).
Carlo Blasetti (+8-12-2001): generale dell’E.I., pluridecorato in guerra, illustre araldista e storico
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E ci voleva Napoleone per porre fine a questa girandola di nomi
Scherzi a parte, grazie Herald per la preziosa documentazione che ci hai riportata