Dentro il Pd
Cari amici di Taliacotium,
vorrei condividere con voi (naturalmente, con chi fosse interessato) alcune questioni relative alla mia adesione al partito democratico.
Lo faccio con lo stesso senso di limpidezza con il quale ho affrontato tutte le mie vicende nell’agone politico, perché credo fermamente nella politica come laboratorio di discussione e decisione appartenente a tutti coloro che fanno parte della comunità, la “cosa pubblica”. Ho sempre creduto che chi scelga di esporsi in prima persona in questo ambito d’azione debba prendersi la responsabilità di rendere conto a tutti i consociati delle proprie scelte, come anche delle conseguenze.
Chiamato, all’ultimissima ora (!), dai miei amici ex diessini, ho deciso di accettare il loro invito a acconsentire che il mio nome fosse inserito in una delle due liste che concorrono per la gestione del partito al livello locale.
Ho accettato con una certa riluttanza, per vari motivi.
Anzitutto, nonostante sia passato ormai un ventennio da quando cominciai a occuparmi attivamente di politica e la mia età non sia più tenerissima, è la prima volta che entro in un partito.
Ho sempre preferito rimanere indipendente, giocare da libero, orientare la mie opinioni al di là dei vincoli delle appartenenze, verso ciò che ritenevo più giusto di volta in volta.
Nel mio quotidiano cerco sempre di mantenere un approccio aperto, propriamente laico e anti-dogmatico verso la realtà delle cose. Preferisco coltivare e suscitare dubbi più che accettare e imporre verità preconfezionate.
Il partito democratico, almeno stando alle premesse teoriche, nasce con l’obiettivo di dare spazio alle diversità e differenziarsi dagli atteggiamenti più chiusi dei partiti tradizionali.
Io ci ho creduto fin dall’inizio. Anzi, soprattutto all’inizio. Quando si intravedeva ancora la possibilità di dar vita a qualcosa di totalmente nuovo, fors’anche rivoluzionario (nel senso migliore della parola), e soprattutto lontano da certe forme della vecchia politica (nell’accezione peggiore del termine) che poi in parte sembra aver assunto.
Certamente, gran parte dell’impulso verso questa nuova aggregazione è venuta dalla necessità di imprimere una nuova, diversa organizzazione alle forze di centro-sinistra per contrastare l’ondata berlusconiana che infettava e infetta con sempre maggior vigore tutti i campi della società.
Rispetto a questi principi, tuttavia, non si può certo dire che finora la gestazione ormai avviata sia stata condotta dagli apparati dei vecchi partiti in sintonia con le nostre aspettative.
Anzi: di errori ne sono stati fatti tanti e tanti se ne continuano a fare.
Ma dall’altra parte – non dobbiamo mai dimenticarlo – oggi è più che mai pericolosamente incombente questa “destra” che ci ritroviamo. Questo manipolo di malfattori incompetenti – sotto lo scudiscio di Berlusconi, i vari Fini, Casini, Bossi, col prevedibile rientro dell’“indecenza Mastella” – che non hanno altro obiettivo che riappropriarsi al più presto di poltrone e privilegi di casta per affossare il nostro paese in una maniera che potrebbe essere davvero in questo caso definitiva.
A sinistra, ciò che rimane della sinistra, purtroppo, troviamo solo chiacchiere e difesa di piccoli privilegi. Oltre il Pd non c’è alternativa.
Né è più possibile, nella situazione attuale, concedersi un sereno distacco in attesa di tempi migliori. È tempo di rimboccarsi le maniche e darsi da fare, ognuno per quel che può.
Un saluto a tutti.
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