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Dobbiamo tutti ringraziare Andrea per il suo libro, per il regalo che ha voluto farci con questo condensato di riflessioni, impressioni, storie, immagini, condito da una straordinaria carica di ironia.
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Tagliacozzo Incroce Vol.1: La icenna
agosto 19, 2010 – 9:06 am | 6 commenti

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La calata di Boninfa

Scritto da giovjaco – maggio 20, 2010 – 10:57 amNessun commento

calatasanto 200x300 La calata di BoninfaDobbiamo tutti ringraziare Andrea per il suo libro, per il regalo che ha voluto farci con questo condensato di riflessioni, impressioni, storie, immagini, condito da una straordinaria carica di ironia.

Devo premettere che da troppo tempo, ormai, posso dedicarmi sempre meno alla lettura di romanzi, assorbito come sono dall’infinita galassia della saggistica (Cordero e Zagrebelski sono ultimamente i miei preferiti “fari” nella notte della nostra traballante repubblichetta).
Ho preso a leggere “La calata” solo per stima e simpatia verso l’autore. E non ne sono affatto pentito, anzi. La lettura ha cominciato a piacermi al punto che ho deciso di non finirla tutta insieme, di fretta, ma di centellinare il piacere che ne traggo, un po’ come il giocatore d’azzardo che spizzica le carte.
Così quel libro lo lascio sul comodino del mio letto a Tagliacozzo, dove mi aspetta per tutte le volte che trovo tempo e modo di tornare da Roma. È il modo migliore per rientrare pienamente nel “clima” della nostra comunità, con le sue storie, le battute in dialetto, le canzonette, i personaggi dai nomi e soprannomi fantastici.
Devo dire che, se fossi qualcun altro, potrei quasi pensare che mi hanno “fottuto” l’idea: una decina di anni fa, infatti, avevo cominciato anch’io a raccogliere storie e “razze” tagliacozzane. Ma io sono consapevole dei miei limiti e devo ammettere che quel che ne stava venendo fuori non era neanche lontanamente paragonabile al romanzo di Boninfa. O almeno era tutt’altra cosa: in campo letterario, sono sicuro che non avrei saputo fare meglio.
Tra l’altro, mi voglio complimentare per l’acuta sensibilità che Andrea ha dimostrata nel comprendere e condensare, da oriundo di famiglia “forastiera”, quelle dinamiche locali in cui noi autoctoni siamo immersi ancor prima della nascita, per trasmissione ereditaria.
Il racconto è avvincente, divertente, suggestivo, stuzzicante. Lo leggo prevalentemente di notte, quando rincaso, anche a tarda ora. E potete immaginare con che curiosità e sottile piacere salgo le scale, impaziente di ficcarmi sotto le coperte e perdermi tra quelle trame appassionanti.
A tal proposito, anche in seguito ad alcuni dibattiti sentiti alla radio sul salone del libro di Torino, riflettevo sulla quantità e qualità di emozioni che i libri come questo sono in grado di regalarci.
Regalarci, appunto, perché il prezzo dei libri e il compenso che la nostra società distorta attribuisce a chi si cimenta nella scrittura sono veramente poca cosa rispetto alle altre insulsaggini in cui buttiamo le nostre risorse.
Senza batter ciglio sborsiamo 100 euro per un paio di jeans e poi stiamo lì a lamentarci per quei pochi spiccioli stampati sulla copertina, senza pensare al lavoro che c’è dietro, alla ricerca, allo studio, all’attenzione e la fatica della buona scrittura, alla passione, all’amore che si prova per l’umanità che si racconta.
Quell’amore, appunto, che nel nostro mondo non ha valore.

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