La solitudine dei numeri e degli uomini primi
Vorrei, in punta di piedi e con tono sommesso, entrare nella viva polemica interna al sottobosco piddino.
Vorrei partire da un assunto di democrazia: chi prende più voti NON ha necessariamente ragione. Chi prende più voti NON è custode della verità. Quindi se sbaglia miracoloeconomico quando esulta annunciando il fallimento della linea D’Alemiana qui in paese, laverità dal canto suo non può vantarsi ribadendo la vittoria dell’ex assessore al bilancio su scala provinciale.
La cifra del livello politico e della lungimiranza della progettualità delle parti in causa non può essere data da sterili cifre. I numeri appunto sono numeri e non contano nulla. O contano poco . Kennedy diceva che il PIL nominale non raccontasse niente degli Stati Uniti.
Tanto più questo accade se i “numeri” sono falsati. Si, dico falsati, perché questa prassi del tutto Democratica (nel senso di piddina), per cui chiunque -dal rifondarolo al militante di Forza Nuova- può determinare l’esito finale del voto, a me sembra quantomeno anomala e ingiusta. Almeno se applicata al sistema italiano dove l’immoralità e la sfacciataggine, l’arroganza e l’incoerenza, costituiscono il paradigma per misurare il valore di una persona (vedere chi governa quest’ Italietta). Proprio così. Perché è ingiusto e immorale che le candidature delle primarie vengano “brogliate” da chi -come tanti che hanno votato in questo turno e nell’altro- con il PD poco (per dirla con Di Pietro) ci azzeccano.
Questo delle primarie aperte alla società civile rappresenterebbe un ottima possibilità di apertura del partito e di partecipazione, purché questo avvenga con animo sincero. Non è previsto che si vadano a chiamare persone altre, quanto mai lontanissime dal PD, per farle votare. Non bisogna andare a scomodare la gente, che sta comodamente in panciolle in una calda domenica di Ottobre, per trascinarla ipocritamente a mettere un “x”; per trascinarla a far finta di condividere un progetto di cui non gli è interessato, non gli interessa, non gli interesserà nulla. Seguendo questa consuetudine, è normale, anzi,direi quanto mai scontato, che -in un paese democristiano come Tagliacozzo- la maggioranza dei consensi venga riportata da un candidato di rimorchio ricottiano. Scontato perché la famiglia è vasta. Scontato perchè le “amicizie” guadagnate con anni DC ancora di più. Certo che si può fare ciò che si vuole dove si puote (rivolgendo un verso Dantesco), ma questo non è il senso della partecipazione aperta alla società civile che aveva in mente chi ha ideato e proposto questa modalità di scelta.
Nel mio entrare in punta di piedi e con tono sommesso nella viva polemica tutta interna al sottobosco piddino, voglio lasciarmi andare ancora ad un paio di riflessioni.
Una cosa per premessa. Non conosco nel dettaglio il gioco delle parti.
Nel discorso di Veltroni in Circo Massimo una cosa mi ha colpito su tutte: di più del “finalmente arrivato” riferimento ai Partigiani; di più del “finalmente arrivato” riferimento alla diversità Berlingueriana, che tanto è dispiaciuto a Follini; di più del passaggio sulla scuola; di più del “finalmente arrivato” atteggiamento ostile verso il governo. Veltroni ha detto che il PD è un partito libero. Libero di essere moderato e libero di essere estremista.
Questa non è una dichiarazione da poco. È un segnale di innovazione politica. Significa basta con gli ex comunisti e con gli ex democristiani. Basta con la lotta per il controllo militaristico del partito. Basta a faide interne. Bisogna che il PD sia libero di prendere decisioni in completa autonomia. Il PD non può morire perché di volta in volta si “sparge sangue” per affermare il “modus operandi” margheritino piuttosto che diessino. Bisogna sgomberare la mente e ragionare da partito nuovo. Bisogna trovare il “quid” terzo che riesca a dare connotazione nuova (non nuovista) al PD. Lo si deve ai giovani ed al paese. Credo che questo fosse il senso delle parole di Veltroni. E non può essere altro: radici forti per ancorarsi bene al terreno e guardare in avanti per cominciare a prendere il volo. Se il PD non diventasse qualcosa di più che la somma dei vecchi partiti e dei vecchi schematismi, rinuncerebbe al suo ruolo e andrebbe a morire. Ciò chiaramente non significa unanimismo delle posizioni. La diversità va salvaguardata, ma in tutt’altra prospettiva.
Non mi sembra che la base Tagliacozzana ragioni in questi termini. Né da una parte né dall’altra. Mi sembra che anche chi sta dalla parte del segretario -che spesso taccia l’ala diessina di queste accuse- non ne sia immune. Vorrebbe collaborazione salvo agire per ripicche; vorrebbe unità salvo poi alimentare faide. E gli scritti su questo sito ne sono un esempio.
Si può continuare ad avere un partito di contabili e di ragionieri che, invece di confrontarsi su questioni concrete, fanno a gara a chi a preso più voti? Che fanno la conta -con uno slancio di infantilismo- a chi è stato più bravo?
Continuando così, non ci sarà consenso qui a Tagliacozzo per il PD.
Continuando così si aprirà soltanto la voragine dell’isolamento e della solitudine.
La solitudine dei numeri e degli uomini “primi”.
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