La tecnica araba
“…………………..e la da Tagliacozzo, ove senz’armi vinse il vecchio Alardo;….”
Con queste parole Dante Alighieri nel XXVIII canto dell’Inferno ricorda
la Battaglia di Tagliacozzo, evento che non solo rappresentò il tramonto
della potenza sveva in Italia e la definitiva affermazione della supremazia
angioina ma anche un cambiamento fondamentale della tecnica militare.
Il parere negativo di Dante su Carlo d’Angiò ha condizionato fortemente il giudizio
della storiografia del XX secolo e senza dubbio la “leggenda nera” della crudeltà di
Carlo d’Angiò, che si basa in parte sul comportamento delle sue truppe nelle due
battaglie di Benevento e di Tagliacozzo.
La storiografia antica per lungo tempo è restata legata al concetto che le
battaglie di Legnano, di Montaperti, di Benevento e di Tagliacozzo
costituissero una linea guida per quanto concerneva l’uso della cavalleria
in Italia, tra il XII e XIII sec.; ma dall’analisi dettagliata delle tattiche militari
utilizzate in queste battaglie ci si è resi conto che la storiografia romantica aveva
costruito un mito basato su un equivoco .
Nella battaglia di Tagliacozzo, 23 Agosto 1268, grande battaglia di cavalleria pesante,
Carlo D’Angiò utilizzò una tecnica militare prettamente araba
(attacco, finta fuga, attacco laterale), sicuramente appresa in Terra Santa
nel combattere contro i Saraceni.
Nell’ immagine sovrastante si può vedere con chiarezza lo schieramento dei due eserciti;
tengo a precisare che la battaglia nonostante sia detta di Tagliacozzo, in quanto
all’epoca dei fatti era il centro più importante della zona , si è svolta nei Piani Palentini
non lontani da Scurcola Marsicana .
I cavalieri angioini erano meno numerosi di quelli svevi , Carlo quindi decise,
contro ogni consuetudine del tempo, di diminuire il numero dei cavalieri in attacco;
le truppe furono cinicamente sacrificate ma ciò gli permise di avere una riserva
di cavalieri nascosti pronti a sferrare l’attacco quando ormai Corradino festeggiava
per la vittoria.
La battaglia di Tagliacozzo contrassegnò una svolta storica, in quanto stabilì la fine sveva e
l’affermazione della potenza guelfo- francese in Italia.
Negli anni successivi alla battaglia, nel luogo della stessa, Carlo d’Angiò fece edificare
l’Abbazia di S. Maria della Vittoria di cui vi parlerò in un prossimo articolo.
Dott.sa Alessia Guerra
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questi articoli sulla storia di tagliacozzo sono molto interessanti perche esulano dalle notizie di cui la maggior parte di noi e' a conoscenza.Li leggo con molto piacere e spero di trovarne altri.
una domanda ad alessia:nell'articolo sulla battaglia, la posizione degli schieramenti sembra essere piu' vicina a magliano che non a scurcola mentre ho sempre pensato fosse dall'altra parte del fiume.
reclameranno la battaglia anche i maglianesi?
mi perdonerai se ho detto una banalita' ma sono sempre stato curioso ,ogni volta che andavo ad avezzano (e che ci andro'),
di sapere l'esatta ubicazione degli eserciti.
comunque complimenti e buon lavoro
giuliano
C'è ben poco da reclamare, Dante Alighieri lo ha scritto chiaramente
nel 1268 Scurcola e Magliano non erano così importanti da poter rivendicare una battaglia.