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Speciale Amministrazione: Il Palazzo Ducale ai tagliacozzani
giugno 30, 2011 – 6:18 am | Nessun commento

Il 29/06/2011 si è svolto un incontro preliminare tra l’amministrazione comunale di Tagliacozzo (presenti Il sindaco Di Marco Testa e l’Ass. alla cultura Venturini), il Direttore Regionale per i beni culturali e Paesaggistici per l’Abruzzo …

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La vicenda del Trigambe (I)

Scritto da – giugno 20, 2010 – 7:31 pmNessun commento

Quanto segue è il risultato di una ricerca svolta su un

personaggio storico che Giuseppe Gattinara cita, nella

sua “Storia di Tagliacozzo”, tra i nostri illustri

concittadini. La biografia del personaggio aveva giĂ  degli

spunti affascinanti, ma quanto si è scritto su di lui,

sconfina quasi nell’incredibile! Come per Giovanni

456px Tagliacozzi Portrait 228x300 La vicenda del Trigambe (I)Capoccio, anche intorno a questo personaggio si è

scatenata una lotta tra storici per stabilire quale cittĂ  gli

abbia dato i natali. Una sfida forse meno nota, ma

sicuramente piĂą ricca di colpi di scena!

Essendone venuto fuori uno scritto un po’ lunghetto, ho deciso

di dividerlo in tre parti.

La cattedra di un professore e la tomba di un “eretico”

Nella sua “Storia di Tagliacozzo” – e precisamente

nell’appendice dedicata ai tagliacozzani illustri – lo storico e

canonico Giuseppe Gattinara parla di un

prodigioso “medico dei miracoli”, di nome Gaspare

Trigambe, che “aveva la proprietà di rimettere la carne

del braccio ai nasi, alle labbra, agli orecchi consumati

dai cancri”, che “fu professore in Olanda e in Bologna”.

Per dare le giuste dimensioni al prestigio che il nostro antico

concittadino conquistò nell’ambito della storia della

medicina, Gattinara ricorda altresì che nell’ingresso

dell’archiginnasio della città di Bologna “si osservano due busti in marmo, uno è del fondatore S. Carlo Borromeo,

e l’altro del Trigambe”. Aggiunge infine che,

nella “sala anatomica, lavorata tutta in legno finalmente

intagliata, si eleva la sua statua con un naso in mano”(1).

Dunque tra i nostri compaesani illustri c’è anche un luminare

della medicina! Chi, tuttavia, volesse avere qualche

notizia in piĂą su di lui, disponendo di quel potente mezzo

della modernità che è internet, farebbe un’amara

scoperta. Tutti i motori di ricerca, infatti, su Gaspare

Trigambe, segnalano al navigatore unicamente due siti:

quello del Festival di Mezz’Estate (2) (in cui si riporta

il brano citato della “Storia” di Gattinara) e quello

dedicato allo scrittore abruzzese Ignazio Silone e alla cittĂ  di Pescina (3). Qui si cita tra gli illustri personaggi

pescinesi, lo storico Luigi Colantoni, autore, tra l’altro, di

una biografia sul nostro celebre concittadino dal titolo, appunto, Gaspare Trigambe di Tagliacozzo.

Risultato magro che, però, è addirittura migliore di quello che

si otterrebbe consultando le enciclopedie, poiché in

nessuna vi è una voce che riguardi il “chirurgo dei miracoli”.392px De curtorum chirurgia 8 196x300 La vicenda del Trigambe (I)

A questo punto ci si potrebbe far cogliere dal ragionevole

dubbio che il nostro concittadino, a dispetto del

prestigioso omaggio che i bolognesi vollero tributargli nell’Archiginnasio della più antica università italiana, non

abbia poi lasciato segni indelebili nella storia

dell’umanità! Ma si commetterebbe un errore, o meglio,

un mezzo errore, poiché proprio sul sito dell’Università

di Bologna si parla ben piĂą ampiamente di questo

geniale medico del passato, il quale figura tuttora nella

sua storica sala anatomica immortalato tra dodici celebri medici (tra i quali Ippocrate, Galeno, Girolamo Sbaraglia e

Marcello Malpigli!) per essere stato niente meno che il

vero grande antesignano riconosciuto della chirurgia

plastica (4).

Ma qui abbiamo la prima sorpresa: il personaggio è

certamente il Gaspare di cui parla Gattinara, ma il

cognome che gli si attribuisce è “Tagliacozzi”: infatti è

con questo cognome che tutte le enciclopedie e

numerosi siti internet ne parlano.

Su Gaspare Tagliacozzi si dicono cose egregie: visse nel

sedicesimo secolo e pare riuscisse a ricostruire il naso di

coloro che ne erano stati privati dai processi distruttivi391px De curtorum chirurgia 14 La vicenda del Trigambe (I)

della sifilide (5). L’operazione che egli era in grado di

eseguire avveniva trasferendo un lembo di pelle dal

braccio al viso della stessa persona, cui veniva immobilizzato l’arto presso il volto tramite un’apposita stecca

per dodici giorni. Si trattava di trapianto autologo,

ovvero che prevedeva il trapianto di parti dello stesso

individuo. Anche se in Italia i primi veri chirurghi plastici

furono due siciliani, Gustavo ed Antonio Branca i quali,

379px De curtorum chirurgia 2 La vicenda del Trigambe (I)nel 1400 circa, dettarono le norme per la rinoplastica

all’italiana, fu il Tagliacozzi, il primo a trasformare la

materia in scienza. La grandezza di questo geniale

medico sta nel fatto d’aver saputo perfezionare

un’operazione

che giĂ  esisteva da millenni (pare

che in India si eseguisse la stessa ricostruzione

nasale “allungando”, però, un lembo di pelle dalla fronte

e lasciando quindi il paziente con una perenne e vistosa

cicatrice sul volto) e di averlo saputo illustrare nel primo

trattato di chirurgia plastica della storia: il “De curtorum

chirurgia per institionen”, pubblicato a Venezia nel 1597 (6).

Da allora, come anche le enciclopedie Rizzoli e

Treccani ricordano, tale metodo è noto

come “tagliacozziano” o “italiano”.

Quello che Gattinara chiama Gaspare Trigambe è

dunque un personaggio tutt’altro che trascurato dalla

storia della scienza, ma bisogna cercarlo con il cognome Tagliacozzi!

Per la maggior parte degli storici, infatti, l’attinenza con

la nostra cittadina sta nella somiglianza del cognome e

non certo nel fatto che vi nacque, poiché per essi la città

che gli diede i natali nel 1545 fu Bologna, dove anche si

laureò e fu nominato professore di chirurgia, per poi

ottenere una seconda laurea in Medicina e Filosofia e le

altre cattedre di Medicina Teorica e anatomia (7), e fu

Bologna la città dove morì nel 1599 e venne sepolto.

A proposito di quest’ultimo punto, vale la pena di

approfondire qualcosa sulla scomparsa di questo medico

rinascimentale, riportando almeno un curioso episodio

non privo, tra l’altro, di risvolti grotteschi!

Il 31 ottobre 1599, sentendo vicina la morte, Gaspare

Tagliacozzi fece testamento (8) ordinando agli eredi di

far costruire la sua tomba nella chiesa di San Giov.

Battista delle RR.MM.

Così avvenne. Lo sappiamo da una nota di un cronista

dell’epoca (9). Dei funerali, sempre stando alle volontà

testamentarie, dovettero occuparsi i flagellanti della

Compagnia ed Arciconfraternita di Santa Maria della

Morte, con i quali il Tagliacozzi ebbe sempre rapporti piĂą

che cordiali (10).

Ma poco dopo la sua sepoltura avvenne un fatto quanto

mai inquietante!

Si tratta d’un episodio ben noto agli storici, tanto che la

maggior parte di essi riporta versioni, spesso diverse tra

loro, che però hanno in comune un fattore preciso.

Citiamo, ad esempio, quella di Fielding H. Garrison:

versione che, per l’autorevolezza di chi la riportava,

ebbe molta fortuna. Garrison in “An introduction to the

istory of Medicine” (Philadelphia and London, 1929),

racconta di come, dopo la sepoltura del Tagliacozzi, la

Chiesa, non approvando la ricostruzione dei nasi, fece

riesumare il cadavere per bruciarlo e riseppellirne le

ceneri in un luogo non consacrato. Tutt’oggi questo

particolare è presente in molti articoli e biografie che lo

riguardano.

Tramite quali fonti Garrison sia giunto a queste

conclusioni non è del tutto chiaro. Molto, infatti, della vita

di Tagliacozzi è stato “mitizzato” nel corso dei secoli. Ciò

che pare accertato è che a pochi mesi dal funerale (cui

prese parte l’intero mondo accademico bolognese, e nel

quale fu profuso ogni genere d’onore per l’estinto), s’udì

per il monastero la voce del defunto Tagliacozzi, la qual

cosa turbò le monache del monastero (si noti che tra

queste vi erano almeno due delle figlie dello stesso

Tagliacozzi!) le quali congetturarono che ciò fosse

testimonianza inoppugnabile della dannazione della sua

anima! Risponde a veritĂ  storica anche il fatto che, a

seguito di quest’evento, fu dissotterrata la salma ed

istruito un duplice processo: uno del Foro arcivescovile

di Bologna e uno della Santa Inquisizione.82tavola 300x249 La vicenda del Trigambe (I)

Ma se molti aspetti della vicenda risultano esser veri e

suffragati da prove certe, ci sono almeno due

circostanze, altrettanto documentate, che smentiscono la

versione del Garrison, e cioè:

1) La salma del Tagliacozzi non venne mai bruciata

2) La Chiesa non condannò mai la ricostruzione dei nasi!

A far luce sulla questione è il prof. Pietro Capparoni (11)

(tra i massimi conoscitori di Gaspare Tagliacozzi) sulla

base di una scoperta da romanzo giallo d’ambientazione

storica. Esaminando, infatti, “la copia del «De curtorum

Chirurgia per Insitionem» esistente nella biblioteca

dell’Archiginnasio di Bologna colla segnatura 10.hh.I.31,”

il prof. Capparoni trovò un “foglietto, incollato sulla

faccia interna del piatto anteriore della legatura, scritto a

carattere della seconda metà del secolo XVII”, in cui si

racconta l’episodio delle monache, della riesumazione e

dell’allontanamento del cadavere del Tagliacozzi, nonché

dell’istruzione del duplice processo “post mortem”.

Dunque quanto sapeva Garrison fondava su un qualcosa

che si tramandava da secoli. Ciò che non poteva sapere

è il seguito di questa nota apocrifa in cui si dice che i

due processi si conclusero in breve tempo decretando

l’assoluzione piena del defunto Tagliacozzi. Anzi, in sede

di processo emersero anche “la malvagia malignità di

alcuni invidiosi/ alla fama del Tagliacozzi taciato di

magia, fu colle debbite/solennitĂ  restituito il suo corpo

alla primiera di lui sepoltura/ et previa reintegrazione

illius famae, uominis atque dignitatis ex ca/pite

innocentiae, fu abolito ogni atto contro di lui incartato e

data/ sentenza di lui pienamente assolutoria, colla

condanna inoltre/ degli assolutori e rei dichiarati, gli

quali oltre all’obliga di trovarsi [*] di disdirsi, / furono

necessitati di farsi assolvere delle /censure incorse” (12).

A ulteriore prova della restituzione del cadavere

alla “primiera di lui sepoltura”, deve anche citarsi un

documento, datato 25 nov. 1603, scovato (sempre dal

Capparoni) nell’archivio di una parrocchia bolognese

(13), in cui si dice che quel giorno fu riportato “il

cadavere dell’eccell.mo dott.Tagliacotti alla chiesa di s.

Gio. Battista”.

Senza dilungarsi troppo su ciò che effettivamente vietò

la chiesa, allora assai combattuta sulla chirurgia in

generale, si può dire che, dopo il Tagliacozzi, la

rinoplastica conobbe una stagione buia di oltre due

secoli. Solamente nella seconda metĂ  del 1800 alcuni

studiosi tedeschi e inglesi ripartirono da dove lasciò il

Tagliacozzi.

Quanto riguarda la lugubre vicenda della salma di

questi, può dirsi che la versione riportata da Garrison -

come detto assai diffusa e ampliata nel corso dei secoli –

si basa probabilmente anche su una coincidenza che

certo deve aver favorito il fiorire di leggende su un rogo

ereticale: infatti la chiesa, la tomba e la salma di

Gaspare Tagliacozzi, non esistono piĂą (14).

Similmente alla rinoplastica, da questi elevata a scienza,

per tre secoli la verità storica su questo personaggio è

rimasta nascosta agli occhi degli storici, ma non la sua

fama che ha attraversato il tempo gonfiandosi, a volte,

di misteri ed equivoci.

La digressione sulle umane (ed “extraumane”!) vicende

del “chirurgo dei miracoli”, tornerà utile in seguito. Nella

seconda parte si tornerĂ  al nucleo centrale di questa

ricerca: Perché la gran parte degli storici fa nascere il

Trigambe a Bologna? Perché non lo cita con il cognome

conosciuto da Gattinara?

Chi ne avrĂ  la bontĂ , leggerĂ  le argomentazioni di esimi

studiosi italiani ed internazionali e le rivendicazioni degli

storici tagliacozzani.

NOTE

(1) G. Gattinara, Storia di Tagliacozzo, CittĂ  di Castello, 1894, pag. 170.

(2) www.tagliacozzofestival.it

(3) www.silone.it/pescina/page7.htm

(4) Ad es. www2.unibo.it/av1/storia/storia8.htm e, piĂą dettagliatamente, www2.unibo.it/avl/storia/tagliacoz.htm

(5) Ma, per alcuni, anche dall’amputazione, derivante dalla pena che spettava agli adulteri e dalle conseguenze di scontri con il coltello.

(6) Anche Gattinara (loc. cit) cita l’opera, ma con il titolo della seconda edizione.

(7) Pietro Capparoni, Profili biobibliografici di medici e naturalisti italiani, vol. I, pag. 57.

(8) Archivio Notarile di Bologna. Libro delle copie d’archiviazione N. 309, fol. 344, “Testamento di Gaspare Tagliacozzi” o A. Not. B. 6. Andrea Mini – c. 24-8-4-5-31 ottobre 1599.

(9) B. U.B. Rinieri, Diario, vol. 3, c. 281v, [1599].

(10) Pare che questi, che avevano tra gli obblighi statuari quello di visitare gli infermi, i carcerati, i condannati a morte (dal 1336, inoltre, avevano la possibilità di farne liberare uno nel giorno di S.Rocco e uno il 29 agosto d’ogni anno), erano in grado di procurare ai medici dell’accademia i cadaveri dei giustiziati per esperimenti e lezioni di anatomia. Cfr. B.U. Bol. Ms. 3854. Libro dei giustiziati in Bologna estratto dall’originale della Compagnia ed Arciconfraternita di S. Maria della Morte, 1930, pag. 16.

(11) Vd. Pietro Capparoni, op. cit. supra (n. 7)

(12) Bologna, Biblioteca dell’Archiginnasio, G. Tagliacozzi, De curtorum chirurgia per insitionem, Venezia, Bindoni, 1597. Segnatura 10.hh.I.31.

(13) Archivio della parrocchia di S. Paolo (fu S. Martino della Croce), parrocchia di S. Silvestre S. Martino. “Liber defuntorum S. Martini de Croce”, 1585 – 1654.

(14) Pietro Capparoni, La vicenda della tomba di Gaspare Tagliacozzi, in «Estratto degli atti del IV congresso Naz. della società italiana di storia delle scienze mediche e naturali», Roma, 11 – 12 maggio 1933 – XI, vol. 3: “[…] la chiesa ove il Tagliacozzi fu sepolto più non esiste. Soppresse nel 1860 le monache che abitavano nell’adiacente convento, essa venne nel 1869 del tutto modificata e in parte abbattuta per ragione di adattamento di locali, giacché nell’anno antecedente il convento e sue adiacenze erano stati destinati a sede del manicomio provinciale”. Più avanti Capparoni documenta l’esistenza della tomba antecedentemente al 1869. [*] Illeggibile nel manoscritto

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