La vicenda del Trigambe (I)
Quanto segue è il risultato di una ricerca svolta su un
personaggio storico che Giuseppe Gattinara cita, nella
sua “Storia di Tagliacozzo”, tra i nostri illustri
concittadini. La biografia del personaggio aveva giĂ degli
spunti affascinanti, ma quanto si è scritto su di lui,
sconfina quasi nell’incredibile! Come per Giovanni
Capoccio, anche intorno a questo personaggio si è
scatenata una lotta tra storici per stabilire quale cittĂ gli
abbia dato i natali. Una sfida forse meno nota, ma
sicuramente piĂą ricca di colpi di scena!
Essendone venuto fuori uno scritto un po’ lunghetto, ho deciso
di dividerlo in tre parti.
La cattedra di un professore e la tomba di un “eretico”
Nella sua “Storia di Tagliacozzo” – e precisamente
nell’appendice dedicata ai tagliacozzani illustri – lo storico e
canonico Giuseppe Gattinara parla di un
prodigioso “medico dei miracoli”, di nome Gaspare
Trigambe, che “aveva la proprietà di rimettere la carne
del braccio ai nasi, alle labbra, agli orecchi consumati
dai cancri”, che “fu professore in Olanda e in Bologna”.
Per dare le giuste dimensioni al prestigio che il nostro antico
concittadino conquistò nell’ambito della storia della
medicina, Gattinara ricorda altresì che nell’ingresso
dell’archiginnasio della città di Bologna “si osservano due busti in marmo, uno è del fondatore S. Carlo Borromeo,
e l’altro del Trigambe”. Aggiunge infine che,
nella “sala anatomica, lavorata tutta in legno finalmente
intagliata, si eleva la sua statua con un naso in mano”(1).
Dunque tra i nostri compaesani illustri c’è anche un luminare
della medicina! Chi, tuttavia, volesse avere qualche
notizia in piĂą su di lui, disponendo di quel potente mezzo
della modernità che è internet, farebbe un’amara
scoperta. Tutti i motori di ricerca, infatti, su Gaspare
Trigambe, segnalano al navigatore unicamente due siti:
quello del Festival di Mezz’Estate (2) (in cui si riporta
il brano citato della “Storia” di Gattinara) e quello
dedicato allo scrittore abruzzese Ignazio Silone e alla cittĂ di Pescina (3). Qui si cita tra gli illustri personaggi
pescinesi, lo storico Luigi Colantoni, autore, tra l’altro, di
una biografia sul nostro celebre concittadino dal titolo, appunto, Gaspare Trigambe di Tagliacozzo.
Risultato magro che, però, è addirittura migliore di quello che
si otterrebbe consultando le enciclopedie, poiché in
nessuna vi è una voce che riguardi il “chirurgo dei miracoli”.
A questo punto ci si potrebbe far cogliere dal ragionevole
dubbio che il nostro concittadino, a dispetto del
prestigioso omaggio che i bolognesi vollero tributargli nell’Archiginnasio della più antica università italiana, non
abbia poi lasciato segni indelebili nella storia
dell’umanità ! Ma si commetterebbe un errore, o meglio,
un mezzo errore, poichĂ© proprio sul sito dell’UniversitĂ
di Bologna si parla ben piĂą ampiamente di questo
geniale medico del passato, il quale figura tuttora nella
sua storica sala anatomica immortalato tra dodici celebri medici (tra i quali Ippocrate, Galeno, Girolamo Sbaraglia e
Marcello Malpigli!) per essere stato niente meno che il
vero grande antesignano riconosciuto della chirurgia
plastica (4).
Ma qui abbiamo la prima sorpresa: il personaggio è
certamente il Gaspare di cui parla Gattinara, ma il
cognome che gli si attribuisce è “Tagliacozzi”: infatti è
con questo cognome che tutte le enciclopedie e
numerosi siti internet ne parlano.
Su Gaspare Tagliacozzi si dicono cose egregie: visse nel
sedicesimo secolo e pare riuscisse a ricostruire il naso di
coloro che ne erano stati privati dai processi distruttivi
della sifilide (5). L’operazione che egli era in grado di
eseguire avveniva trasferendo un lembo di pelle dal
braccio al viso della stessa persona, cui veniva immobilizzato l’arto presso il volto tramite un’apposita stecca
per dodici giorni. Si trattava di trapianto autologo,
ovvero che prevedeva il trapianto di parti dello stesso
individuo. Anche se in Italia i primi veri chirurghi plastici
furono due siciliani, Gustavo ed Antonio Branca i quali,
nel 1400 circa, dettarono le norme per la rinoplastica
all’italiana, fu il Tagliacozzi, il primo a trasformare la
materia in scienza. La grandezza di questo geniale
medico sta nel fatto d’aver saputo perfezionare
un’operazione
che giĂ esisteva da millenni (pare
che in India si eseguisse la stessa ricostruzione
nasale “allungando”, però, un lembo di pelle dalla fronte
e lasciando quindi il paziente con una perenne e vistosa
cicatrice sul volto) e di averlo saputo illustrare nel primo
trattato di chirurgia plastica della storia: il “De curtorum
chirurgia per institionen”, pubblicato a Venezia nel 1597 (6).
Da allora, come anche le enciclopedie Rizzoli e
Treccani ricordano, tale metodo è noto
come “tagliacozziano” o “italiano”.
Quello che Gattinara chiama Gaspare Trigambe è
dunque un personaggio tutt’altro che trascurato dalla
storia della scienza, ma bisogna cercarlo con il cognome Tagliacozzi!
Per la maggior parte degli storici, infatti, l’attinenza con
la nostra cittadina sta nella somiglianza del cognome e
non certo nel fatto che vi nacque, poichĂ© per essi la cittĂ
che gli diede i natali nel 1545 fu Bologna, dove anche si
laureò e fu nominato professore di chirurgia, per poi
ottenere una seconda laurea in Medicina e Filosofia e le
altre cattedre di Medicina Teorica e anatomia (7), e fu
Bologna la città dove morì nel 1599 e venne sepolto.
A proposito di quest’ultimo punto, vale la pena di
approfondire qualcosa sulla scomparsa di questo medico
rinascimentale, riportando almeno un curioso episodio
non privo, tra l’altro, di risvolti grotteschi!
Il 31 ottobre 1599, sentendo vicina la morte, Gaspare
Tagliacozzi fece testamento (8) ordinando agli eredi di
far costruire la sua tomba nella chiesa di San Giov.
Battista delle RR.MM.
Così avvenne. Lo sappiamo da una nota di un cronista
dell’epoca (9). Dei funerali, sempre stando alle volontĂ
testamentarie, dovettero occuparsi i flagellanti della
Compagnia ed Arciconfraternita di Santa Maria della
Morte, con i quali il Tagliacozzi ebbe sempre rapporti piĂą
che cordiali (10).
Ma poco dopo la sua sepoltura avvenne un fatto quanto
mai inquietante!
Si tratta d’un episodio ben noto agli storici, tanto che la
maggior parte di essi riporta versioni, spesso diverse tra
loro, che però hanno in comune un fattore preciso.
Citiamo, ad esempio, quella di Fielding H. Garrison:
versione che, per l’autorevolezza di chi la riportava,
ebbe molta fortuna. Garrison in “An introduction to the
istory of Medicine” (Philadelphia and London, 1929),
racconta di come, dopo la sepoltura del Tagliacozzi, la
Chiesa, non approvando la ricostruzione dei nasi, fece
riesumare il cadavere per bruciarlo e riseppellirne le
ceneri in un luogo non consacrato. Tutt’oggi questo
particolare è presente in molti articoli e biografie che lo
riguardano.
Tramite quali fonti Garrison sia giunto a queste
conclusioni non è del tutto chiaro. Molto, infatti, della vita
di Tagliacozzi è stato “mitizzato” nel corso dei secoli. Ciò
che pare accertato è che a pochi mesi dal funerale (cui
prese parte l’intero mondo accademico bolognese, e nel
quale fu profuso ogni genere d’onore per l’estinto), s’udì
per il monastero la voce del defunto Tagliacozzi, la qual
cosa turbò le monache del monastero (si noti che tra
queste vi erano almeno due delle figlie dello stesso
Tagliacozzi!) le quali congetturarono che ciò fosse
testimonianza inoppugnabile della dannazione della sua
anima! Risponde a veritĂ storica anche il fatto che, a
seguito di quest’evento, fu dissotterrata la salma ed
istruito un duplice processo: uno del Foro arcivescovile
di Bologna e uno della Santa Inquisizione.
Ma se molti aspetti della vicenda risultano esser veri e
suffragati da prove certe, ci sono almeno due
circostanze, altrettanto documentate, che smentiscono la
versione del Garrison, e cioè:
1) La salma del Tagliacozzi non venne mai bruciata
2) La Chiesa non condannò mai la ricostruzione dei nasi!
A far luce sulla questione è il prof. Pietro Capparoni (11)
(tra i massimi conoscitori di Gaspare Tagliacozzi) sulla
base di una scoperta da romanzo giallo d’ambientazione
storica. Esaminando, infatti, “la copia del «De curtorum
Chirurgia per Insitionem» esistente nella biblioteca
dell’Archiginnasio di Bologna colla segnatura 10.hh.I.31,”
il prof. Capparoni trovò un “foglietto, incollato sulla
faccia interna del piatto anteriore della legatura, scritto a
carattere della seconda metà del secolo XVII”, in cui si
racconta l’episodio delle monache, della riesumazione e
dell’allontanamento del cadavere del Tagliacozzi, nonché
dell’istruzione del duplice processo “post mortem”.
Dunque quanto sapeva Garrison fondava su un qualcosa
che si tramandava da secoli. Ciò che non poteva sapere
è il seguito di questa nota apocrifa in cui si dice che i
due processi si conclusero in breve tempo decretando
l’assoluzione piena del defunto Tagliacozzi. Anzi, in sede
di processo emersero anche “la malvagia malignità di
alcuni invidiosi/ alla fama del Tagliacozzi taciato di
magia, fu colle debbite/solennitĂ restituito il suo corpo
alla primiera di lui sepoltura/ et previa reintegrazione
illius famae, uominis atque dignitatis ex ca/pite
innocentiae, fu abolito ogni atto contro di lui incartato e
data/ sentenza di lui pienamente assolutoria, colla
condanna inoltre/ degli assolutori e rei dichiarati, gli
quali oltre all’obliga di trovarsi [*] di disdirsi, / furono
necessitati di farsi assolvere delle /censure incorse” (12).
A ulteriore prova della restituzione del cadavere
alla “primiera di lui sepoltura”, deve anche citarsi un
documento, datato 25 nov. 1603, scovato (sempre dal
Capparoni) nell’archivio di una parrocchia bolognese
(13), in cui si dice che quel giorno fu riportato “il
cadavere dell’eccell.mo dott.Tagliacotti alla chiesa di s.
Gio. Battista”.
Senza dilungarsi troppo su ciò che effettivamente vietò
la chiesa, allora assai combattuta sulla chirurgia in
generale, si può dire che, dopo il Tagliacozzi, la
rinoplastica conobbe una stagione buia di oltre due
secoli. Solamente nella seconda metĂ del 1800 alcuni
studiosi tedeschi e inglesi ripartirono da dove lasciò il
Tagliacozzi.
Quanto riguarda la lugubre vicenda della salma di
questi, può dirsi che la versione riportata da Garrison -
come detto assai diffusa e ampliata nel corso dei secoli –
si basa probabilmente anche su una coincidenza che
certo deve aver favorito il fiorire di leggende su un rogo
ereticale: infatti la chiesa, la tomba e la salma di
Gaspare Tagliacozzi, non esistono piĂą (14).
Similmente alla rinoplastica, da questi elevata a scienza,
per tre secoli la verità storica su questo personaggio è
rimasta nascosta agli occhi degli storici, ma non la sua
fama che ha attraversato il tempo gonfiandosi, a volte,
di misteri ed equivoci.
La digressione sulle umane (ed “extraumane”!) vicende
del “chirurgo dei miracoli”, tornerà utile in seguito. Nella
seconda parte si tornerĂ al nucleo centrale di questa
ricerca: Perché la gran parte degli storici fa nascere il
Trigambe a Bologna? Perché non lo cita con il cognome
conosciuto da Gattinara?
Chi ne avrĂ la bontĂ , leggerĂ le argomentazioni di esimi
studiosi italiani ed internazionali e le rivendicazioni degli
storici tagliacozzani.
NOTE
(1) G. Gattinara, Storia di Tagliacozzo, CittĂ di Castello, 1894, pag. 170.
(2) www.tagliacozzofestival.it
(3) www.silone.it/pescina/page7.htm
(4) Ad es. www2.unibo.it/av1/storia/storia8.htm e, piĂą dettagliatamente, www2.unibo.it/avl/storia/tagliacoz.htm
(5) Ma, per alcuni, anche dall’amputazione, derivante dalla pena che spettava agli adulteri e dalle conseguenze di scontri con il coltello.
(6) Anche Gattinara (loc. cit) cita l’opera, ma con il titolo della seconda edizione.
(7) Pietro Capparoni, Profili biobibliografici di medici e naturalisti italiani, vol. I, pag. 57.
(8) Archivio Notarile di Bologna. Libro delle copie d’archiviazione N. 309, fol. 344, “Testamento di Gaspare Tagliacozzi” o A. Not. B. 6. Andrea Mini – c. 24-8-4-5-31 ottobre 1599.
(9) B. U.B. Rinieri, Diario, vol. 3, c. 281v, [1599].
(10) Pare che questi, che avevano tra gli obblighi statuari quello di visitare gli infermi, i carcerati, i condannati a morte (dal 1336, inoltre, avevano la possibilità di farne liberare uno nel giorno di S.Rocco e uno il 29 agosto d’ogni anno), erano in grado di procurare ai medici dell’accademia i cadaveri dei giustiziati per esperimenti e lezioni di anatomia. Cfr. B.U. Bol. Ms. 3854. Libro dei giustiziati in Bologna estratto dall’originale della Compagnia ed Arciconfraternita di S. Maria della Morte, 1930, pag. 16.
(11) Vd. Pietro Capparoni, op. cit. supra (n. 7)
(12) Bologna, Biblioteca dell’Archiginnasio, G. Tagliacozzi, De curtorum chirurgia per insitionem, Venezia, Bindoni, 1597. Segnatura 10.hh.I.31.
(13) Archivio della parrocchia di S. Paolo (fu S. Martino della Croce), parrocchia di S. Silvestre S. Martino. “Liber defuntorum S. Martini de Croce”, 1585 – 1654.
(14) Pietro Capparoni, La vicenda della tomba di Gaspare Tagliacozzi, in «Estratto degli atti del IV congresso Naz. della società italiana di storia delle scienze mediche e naturali», Roma, 11 – 12 maggio 1933 – XI, vol. 3: “[…] la chiesa ove il Tagliacozzi fu sepolto più non esiste. Soppresse nel 1860 le monache che abitavano nell’adiacente convento, essa venne nel 1869 del tutto modificata e in parte abbattuta per ragione di adattamento di locali, giacché nell’anno antecedente il convento e sue adiacenze erano stati destinati a sede del manicomio provinciale”. Più avanti Capparoni documenta l’esistenza della tomba antecedentemente al 1869. [*] Illeggibile nel manoscritto
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