Middio e la…
Rispetto alle recenti vicende relative ai dubbi interventi legislativi con cui il governo Berlusconi ha ripescato le proprie liste per le prossime elezioni regionali, noi tagliacozzani, nel nostro piccolo, possiamo vantare un precedente poco illustre.
Correva l’anno 1995 e per le imminenti comunali eravamo riusciti a metter su, intorno al candidato sindaco Vincenzo Casale, una lista civica che esprimeva una buona rappresentanza della parte migliore della nostra comunità, tenendo i vecchi partiti alla larga, o almeno a debita distanza.
Di contro c’era la Democrazia cristiana, che viveva male i suoi ultimi giorni prima della diaspora che ancora oggi la penalizza. Avevamo passato gli ultimi anni ad assistere impotenti alle continue beghe tra gaspariani e ricciutiani, più in particolare tra ricottiani e pendenziani , che condannavano il paese all’ingovernabilità e al totale immobilismo.
I contrasti non si erano certo affievoliti nel corso della formazione delle liste. Anzi, si erano inaspriti fino all’ultima notte e l’accordo per il “listone” (capeggiato da Pietro Mercuri) che riuniva una volta ancora tutte le anime configgenti del partito (col segretario Mimmo Amicucci inizialmente scandalizzato dall’“indecenza” ma subito rientrato nei ranghi), arrivò ben oltre il termine della presentazione presso gli uffici competenti, fissato anche lì per le ore 12.
Altro che chiacchiere alla romana e panini di Milioni! Questo è quel che succede realmente quando si devono presentare le liste dei candidati, secondo l’esperienza diretta che possiamo apprendere in realtà limitate e immediate come quella comunale (io ne so qualcosa, vittima di un’esclusione in extremis alle elezioni successive).
Il ritardo della Dc aveva scatenato una certa agitazione e davanti al municipio si era creato un assembramento di cittadini, tra impiegati, candidati, sostenitori e semplici curiosi.
Nel parapiglia, Middio Casale, politico di lungo corso e personaggio di inimitabile carisma e simpatia, con un supporto improvvisato a mo’ di piedistallo si eresse sopra la folla e arringò: “Fermi tutti, questa è una questione di legge. E la legge non è comme la fregna”.
A questo punto con un gesto quanto mai eloquente unì rispettivamente gli indici e i medi delle due mani rivolte verso il suo pubblico, prese ad allontanarli e avvicinarli come se fossero tenuti da un elastico e disse: “…che l’allarghi e la strigni comme te pare!”.
Gli applausi e l’incitazione degli astanti non ebbero i frutti sperati: anche allora la cosa finì, com’era prevedibile, con l’ammissione della lista ritardataria, poi giustamente (e per me meravigliosamente) punita dall’elettorato.
Però qualcosa è cambiato in questo devastante quindicennio berlusconiano, se persino un uomo di mondo come Middio, socialista avvezzo a mille battaglie, ad un certo momento faceva riferimento alla legge, col suo paragone un poco irriverente, ma esprimendo tutta la necessità di rispettare le regole.
Oggi le “violazioni” avvengono senza più un minimo di pudore.
p.s.: il mio primo amico d’infanzia G.T., testimone oculare di quella vicenda ormai lontana, è chiamato a confermare, correggere o smentire la mia ricostruzione.
Letture:435
Online ora: 9 ospiti

